lunedì 22 maggio 2017

ITALIA SI SALVA DALLA PROCEDURA SUL DEFICIT ECCESSIVO ... MA LE RACCOMANDAZIONI SONO PESANTI

La Commissione Europea ha finalmente presentato oggi le raccomandazioni per ogni Paese dell'Unione.

Per quanto riguarda l'Italia la Commissione, nella persona dei Pierre Moscovici, Commissario agli affari economici e finanziari, tasse e dogane, ha riconosciuto che ...

"Le misure prese dall'Italia ci permettono di concludere che i requisiti del Patto di Stabilità e Crescita sono rispettati nel 2017."




Ora, si potrebbe gioire per lo scampato pericolo (ed iniziare a preoccuparsi per il 2018), ma riteniamo che convenga invece mettersi a lavorare subito senza perdere tempo, visto che le raccomandazioni sono comunque pesanti. "Il pacchetto presentato oggi fa seguito al pacchetto d'inverno del semestre europeo di febbraio (si veda il relativo comunicato stampa, di cui avevamo dato conto su CSV all'epoca, n.d.r.) e tiene conto delle conclusioni in esso contenute, anche per quanto concerne la procedura per gli squilibri macroeconomici. Riguardo a Cipro, all'Italia e al Portogallo, che presentavano squilibri macroeconomici eccessivi, la Commissione ha concluso che non vi sono dati analitici che giustifichino il passaggio alla fase successiva della procedura, a condizione che i tre paesi attuino pienamente le riforme indicate nelle rispettive raccomandazioni specifiche per paese."

Inoltre, continua il comunicato stampa ... "Per quanto riguarda l'Italia, la Commissione conferma che sono state adottate le ulteriori misure di bilancio richieste per il 2017, e che pertanto in questa fase non sono ritenuti necessari interventi supplementari per garantire la conformità con il criterio del debito."

Vediamo dunque quali sono queste famose "raccomandazioni specifiche" in aggiunta a quelle relative alla necessita' di tenere sotto controllo i conti pubblici, per quanto riguarda il nostro paese:

Mercato del lavoro:

La disoccupazione giovanile e quella "cronica" rimangono priorità urgenti e maggiore sforzo e' richiesto per promuovere un mercato del lavoro inclusivo e "resiliente", vale a dire un sistema che possa far fronte in maniera positiva alle turbolenze macroeconomiche e sappia riorganizzare in caso di variazione repentine della congiuntura, rimanendo al contempo aperto nello sfruttare le le opportunità positive, facendo leva al contempo sulle proprie specificità. Queste riforme dovrebbero interessare la segmentazione del mercato del lavoro ed aumentare l'efficacia delle politiche del lavoro "attive".

Settore Finanziario

In questo settore, si raccomanda procedure efficaci per quanto riguarda l'insolvenza, specificamente per quanto riguarda gli accordi extragiudiziali, in quanto esse sono cruciali per contrastare i prestiti inesigibili ed aumentare il tasso di recupero crediti. Queste misure dovrebbero includere una aumentata trasparenza e trasmissione delle informazioni, rafforzare le infrastrutture legate alle banche dati in modo da rendere più agevoli le transazioni e l'accesso alle istituzioni non bancarie. Gestire l'alto numero di crediti inesigibili, delle opzioni dovrebbero essere sviluppate per consentire un più veloce ristrutturazione del debito. Questo dovrebbe comportare un uso più incisivo ed "a monte" dei poteri di vigilanza ed anche rendere più agevole la vendita di questi "assets".

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Ora, senza entrare troppo nel merito di queste misure (e della loro nebulosità, specialmente per quanto attiene al reale significato "tra le righe" per quanto riguarda il settore finanziario), e' chiaro che le riforme per raggiungere questi obiettivi sono di tipo strutturale e non possono essere improvvisate. Se non si comincia a lavorare in priorità su queste due aree, l'anno prossimo saremo da capo.

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AGGIORNAMENTO

Nella giornata di ieri e' stato pubblicato il testo delle Raccomandazioni della Commissione al Consiglio per i vari paesi, tra i quali l'Italia (COM 2017/511 final).



Ora, i quattro punti, che costituiscono una raccomandazione per l'approvazione del Consiglio, quindi non sono esecutivi se non approvati dai rappresentanti degli stati membri contengono alcuni temi caldi e controversi che cercheremo di analizzare in dettaglio nella discussione in atto nel nostro gruppo Facebook, data la già ricordata nebulosità di alcuni enunciati. Abbiamo anche cercato di evidenziare in maniera succinta con un codice di colori gli aspetti che riteniamo positivi 😊 quelli per i quali una discussione approfondita e/o ulteriori chiarimenti siano necessari 😐 e quelli che pensiamo siano fondamentalmente negativi 😢. Ad ogni modo va ricordato che ... il diavolo sta sempre nei dettagli!

POLITICA FISCALE

  1. Spostare il carico fiscale dai fattori produttivi (lavoro, terra, capitale n.d.r.) ad altri che siano meno legati alla crescita economica in una maniera neutra in termini di bilancio (quindi lasciando il carico fiscale e la spesa pubblica invariata), riducendo i centri di spesa; 😊
  2. riforma del vetusto sistema catastale; 😊
  3. reintroduzione della tassa sulla prima casa ma solo per i redditi alti; 😢
  4. estendere l'uso dei sistemi elettronici di fatturazione e pagamento; 😢


ISTITUZIONI

  1. Ridurre la lunghezza dei process nella giustizia civile; 😊 
  2. Lottare contro la corruzione; 😊 
  3. Riforma del pubblico impiego ed aumentare efficienza aziende pubbliche; 😊 
  4. Rimuovere le restrizioni alla pubblica concorrenza; 😊 


SETTORE FINANZIARIO

  1. Come già indicato precedentemente, accelerare la diminuzione dei crediti non esigibili tramite la ristrutturazione del debito, in particolare nel settore bancario sotto supervisione; 😐 
  2. accelerare una revisione di tutto il sistema di regolamentazione delle insolvenze e dei meccanismi di "enforcement" collegati;  😐 


LAVORO

  1. Fare in modo che la contrattazione collettiva permetta anche di tenere conto degli accordi raggiunti in sede locale; 😊 
  2. Assicurare politiche del lavoro attive (si veda la disamina precedente riguardo al mercato del lavoro); 😊 
  3. Facilitare i "secondi lavori"; 😊 
  4. Razionalizzare la spesa sociale e migliorare la sua composizione. 😊 

IL RUOLO DEL LEGISLATORE NELLE QUESTIONI SCIENTIFICHE: IL CASO VACCINI

Non volendo e nostro malgrado, ci siamo fatti trascinare anche noi nella polemica pro o contro i vaccini.  

CSV si occupa di economia, politica e questioni internazionali. Non abbiamo la competenza per affrontare questioni scientifiche o mediche. Come non ne hanno in genere i politici. 

Per questo motivo riteniamo che si debba piuttosto discorrere di "processi" (process, nell'accezione anglosassone) politici; il legislatore (maggioranza ed opposizioni) si dovrebbe basare sui dati che la comunità scientifica può fornire prima di prendere decisioni e non farsi trasportare dalle emozioni, dalla fiducia cieca o dall'ignoranza egualmente orba.

Invece, al solito, di una questione tecnico-scientifica se ne fa una questione politica. 
Sul tema vaccini, come su altri simili, il legislatore dovrebbe quindi tenere in considerazione oggettivi criteri di costo-beneficio e indicatori di benessere sociale basata su criteri quali:

  1. Qual è il rischio della non vaccinazione per la collettività?
  2. Qual è il rischio della vaccinazione rispetto all'incidenza della malattia a seguito di non vaccinazione?
  3. Qual è il costo diretto della vaccinazione rispetto ai costi di una epidemia?
  4. Qual è l'accettabilità sociale di una epidemia?

Solo se vi è trasparenza su questi criteri allora l'obbligatorietà o meno può essere decisa serenamente. Tutto il resto sono chiacchiere fra due campi ugualmente dogmatici ed ideologici.

Partecipa alla nostra discussione sul forum Facebook di Candidati Senza Voce!


martedì 16 maggio 2017

LEGGERE ED INTERPRETARE LE STATISTICHE ECONOMICHE

Prendiamo spunto da una discussione nel nostro gruppo FB sulle deludenti performance del PIL italiano per una breve riflessione. Le statistiche economiche non sono sempre cosi' nette come le si presenta e cambiando leggermente i postulati si possono trarre conclusioni assai diverse. 

Prendiamo ad esempio i dati sul PIL, il famigerato Prodotto Interno Lordo pubblicati dalla Banca Mondiale in US$ correnti.

Essa ci ricorda che, sebbene largamente utilizzato, il solo PIL non sempre e' il miglior indicatore possibile relativamente agli aggregati economici dei fari paesi, specialmente quando esso aumenta per effetto principalmente del consumo di stock di capitale. Inoltre, diversi paesi usano parametri leggermente diversi, definizioni difformi, metodi a volte incompatibili che vengono "normalizzati" dalla Banca Mondiale ma che contengono sempre vistosi errori e discrepanze, dovuti anche alla cosiddetta economia "informale", non necessariamente di carattere delittuoso (es. la produzione agricola in molti paesi in via di sviluppo, usata principalmente come materia di scambio).

Inoltre, dato che i tassi di cambio non sempre riflettono le differenze di prezzo fra i diversi paesi, il PIL (ed il PIL pro capita) possono essere convertiti nella valuta di riferimento (nel nostro esempio il $ USA) utilizzando quello che si chiama parità di potere d'acquisto (PPP nella dizione anglosassone). Questo tasso fornisce una comparazione dei livelli reali di spesa / reddito fra i diversi paesi, analogamente al processo mediante il quale gli indici dei prezzi permettono una comparazione affidabile nel tempo per un dato paese. Il PPP e' calcolato comparando simultaneamente i prezzi di prodotti e servizi simili in un gran numero di paesi. Il più recente esercizio  di questo genere, lo International Comparison Program (ICP) ha interessato 199 paesi nel corso del 2011 ed i fattori di comparazione sono forniti sulla base di dati elaborati da istituti quali Eurostat ed OECD.

Cosa intendiamo dire con tutto questo discorso? Prendiamo ad esempio il caso dei valori del PIL dal 2008 in avanti, misurati solo in base al PIL non corretto in base al potere d'acquisto (grafico e tabella sottostante).


Possiamo notare come alcune economie, (Francia, Germania, Italia, Russia) non solo non sono cresciute, ma sembrano aver avuto un notevole tracollo, mentre USA continua a crescere lenta ma costante e Cina si invola.

Vediamo ora che succede se inseriamo nell'equazione la PPP. 


Ora, come si può vedere, quelle stesse economie "stagnanti" non solo crescono, ma lo fanno anche in maniera molto consistente, con la Cina che supera gli USA, l'India saldamente terza, la Russia che agguanta quasi la Germania. Pure la nostra Italia cresce, seppure di poco.

Ad ogni grado, ad ogni statistica, si aggrada quello che si vuole dimostrare ... un puro esercizio contabile nel senso della "Power Politics" tradizionale in salsa finanziaria (PIL sic et sempliciter con tutti i suoi difetti descritti poc'anzi) o un meccanismo più sofisticato che, pure nei limiti del PIL che rimangono sempre validi tenga anche conto dello sviluppo interno e traduca il freddo dato monetario in qualche cosa di più veritiero depurandola per quanto possibile dall'alea della fluttuazione valutaria?