martedì 28 febbraio 2017

IL (TROPPO) LAVORO NUOCE (GRAVEMENTE) ALLA PRODUTTIVITÀ

Vi sono a volte concetti basilari nella teoria economica applicata alla vita quotidiana (e viceversa), che alle volte sono talmente evidenti che passano ... inosservati.

Uno di questi principi guida a noi caro e' quello della cosiddetta "utilità marginale decrescente" che e' un po' la versione ermetica del popolare "il troppo stroppia". Questa e' praticamente universalmente valida in qualsiasi campo dell'attività umana ... nell'economia specialmente, relativa alla produttività dei fattori della produzione (lavoro, terra, capitale). 

Per quanto riguarda la produttività del lavoro ci sentiamo ripetere quotidianamente che per essere competitivi occorre lavorare di più e produrre beni che altri dovrebbero comprare, presumibilmente lavorando ancora più a lungo per poterseli permettere ... 

Ora, la fallacia di un simile ragionamento che porta inevitabilmente una corsa competitiva dove non possono esserci vincitori (un po' come nelle svalutazioni competitive) e' talmente evidente che non dovrebbe essere neppure dimostrata.

I dati raccolti dalla organizzazione internazionale per la cooperazione economica e lo sviluppo (OECD) mostrano infatti qualcosa di diverso e che dovrebbe farci riflettere, visto che segue pedissequamente il famoso principio dell'utilità marginale decrescente illustrato precedentemente ... la produttività del lavoro, che indica grossomodo l'efficienza con la quale ogni ora lavorata e' utilizzata (si misura quindi in PIL per ora lavorata a parità di potere di acquisto) e' decrescente all'aumentare delle ore lavorate ... i paesi più efficienti da questo punto di vista (es. Norvegia, Lussemburgo) si situano in alto a sinistra del grafico sottostante, mentre i meno efficienti (es. Messico, Corea del Sud) in basso a destra. L'Italia si situa in posizione mediana, a cavallo della linea di regressione, con valori esattamente sovrapponibili alla media dei paesi OECD (non mostrata per semplificare immagine) in compagnia del Canada. La dimensione delle "sfere" indica la dimensione dell'economia del paese in questione.

In poche parole: lavorare troppo, fa male non solo a chi lo fa, ma anche all'efficienza economica nel suo complesso ... oltre un certo limite, l'aumento della produzione in valore assoluto (che poi si deve vendere a qualcuno) non compensa gli scompensi sociali ed anche economici di una tale scelta, dettata spesso da ragioni politiche ed ideologiche.

Al solito va cercato il giusto mezzo ... abbastanza tempo per portare a termine il lavoro previsto ma non oltre il limite che causerebbe sovrapproduzione, scompensi nei processi produttivi, malattie sociali con accresciuti costi per il sistema sanitario, etc.


CSV si e' occupata in passato di questo argomento; per una rassegna si veda il nostro gruppo di discussione su FaceBook

mercoledì 22 febbraio 2017

TASSISTI, UBER E L'ECONOMIA CHE CAMBIA

La scomposta rivolta dei tassisti romani di questi giorni ha riportato alla ribalta il tema da noi già affrontato in passato della cosiddetta "uberizzazione della società", quel fenomeno per il quale modelli economici ed imprenditoriali diventano di colpo obsoleti e monopoli di fatto si sfaldano per effetto dell'apertura del mercato grazie alle tecnologie digitali. In questo contesto, si parli di forme di trasporto urbano, di distribuzione di merci o altro, e' evidente che esiste una scollatura fra:
  • lo sviluppo tecnologico; 
  • il modello imprenditoriale (business model);
  • le nuove possibilità per il consumatore / cliente;
  • la percezione dei detentori del monopolio (es. i tassisti proprietari delle licenze);
  • la percezione dell'opinione pubblica, e;
  • il ritardo e l'inerzia legislativa che non riesce (o non vuole) stare al passo col mercato.
E' evidente che fenomeni come "Uber" nascono e si sviluppano quando il servizio non riesce a stare al passo con le attese degli utenti, sia dal punto di visto quantitativo (disponibilità) sia da quello qualitativo; queste opportunità non solo promuovono la concorrenza NEL mercato (e.g. Uber vs taxi o noleggio con conducente) ma anche PER il mercato (e.g. uber vs bus o tram) e ne creano di addizionale (i.e. Uber abbassa la soglia economica di accesso al servizio).

Riteniamo quindi necessario aprire un dibattito, non tento su chi abbia torto o ragione, ma su alcune proposte pragmatiche per affrontare il tema, utilizzando il caso del trasporto pubblico urbano come modello. Di seguito alcune idee che vorremmo "testare" confrontandoci con gli amici di Candidati Senza Voce nel nostro gruppo di discussione su Facebook, in modo da uscire con una proposta "robusta" per gli organi decisionali competenti.

Principi fondamentali

  • Facilitare lo sviluppo del mercato e della concorrenza;
  • Lotta ai monopoli ed alle rendite di posizione clientelari;
  • Evitare fenomeni di "dumping" economico e sociale o di abusivismo;
  • Assicurare un trasporto urbano sicuro, efficiente, sostenibile, al minor costo possibile per l'utente finale;
  • Parità di accesso al mercato per tutti gli operatori economici (tassisti tradizionali, ncc, Uber, etc);
  • Perequazione fiscale;
  • Sistema sufficientemente flessibile per adattarsi ai nuovi modelli imprenditoriali.

Alcune proposte in accordo ai principi di cui sopra

  • Licenze per il trasporto pubblico urbano rilasciate dal comune in numero sufficiente alla domanda
  • Licenze rilasciate solo al singolo individuo richiedente ed esercitabile dallo stesso senza possibilità di delega o cessione;
  • Costo rilascio della licenza accessibile (es. 500€) e soggetta a canone mensile (es. 300€) 
  • Accorpamento delle forme di trasporto pubblico urbano diverse dal taxi "tradizionale" nel "noleggio con conducente" (ncc)
  • Tassazione di tipo "flat rate" per tutti gli operatori, legata quindi alla licenza, da definirsi in base a criteri quali città dove si opera, etc, ma sufficientemente bassa per consentire profitti in regime di vera concorrenza ed incentivante per permettere sviluppo del settore -> migliori servizi agli utenti in termini qualitativi e quantitativi;
  • Taxi "tradizionali" (quegli operatori che rispettano un determinato "capitolato" stabilito dal comune, e.g. colore, tipo vettura, etc) possono usufruire degli appositi spazi di attesa ed altre facilitazioni (e.g. utilizzo di corsie preferenziali);
  • Sanzioni draconiane per chi esercita servizi dietro pagamento in danaro abusivamente al di fuori di questo quadro legislativo, con confisca del mezzo e revoca patente di guida (specificato "danaro" in quanto vogliamo evitare che siano colpiti sia il titolo grautito quando si prende un autostoppista o forme come quella dello scambio o del baratto).

Disposizioni transitorie

E' evidente che non si possano mettere in atto questi concetti dall'oggi al domani ... ai detentori delle licenze va lasciato il tempo necessario per adeguare il proprio "modello", ma questo tempo non può misurarsi in decenni ... e nemmeno il lustri.

Conclusioni

Iniziamo da questo progetto-pilota su un tema altamente controverso in modo da estenderlo ad altri settori economici interessati dal fenomeno di "uberizzazione".

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giovedì 2 febbraio 2017

ARMONIZZAZIONE EUROPEA LIMITI UTILIZZO CONTANTE: ANCORA IL MANTRA DELLA CASHLESS SOCIETY?

L'amico Alberto Quartaroli ci ha segnalato l'iniziativa della Commissione Europea in materia di limiti di utilizzo dei contanti, che oggi esistono in parecchi stati membri ma applicati in maniera scoordinata. La Commissione Europea ne approfitta  quindi per gettarsi a capofitto in una iniziativa non richiesta, non necessaria e non dovuta, adducendo due argomenti chiave:
  • Le distorsioni del mercato causate dalle difformità di applicazione (non si capisce a che proposito, visto che il contante e' utilizzato in prevalenza in servizi non commercializzati internazionalmente);
  • Il finanziamento del terrorismo, altro argomento specioso in quanto la stessa UE ha dimostrato in un recente rapporto come i flussi finanziari maggiori provengano da altre fonti e viaggino attraverso enormi trasferimenti bancari.
Abbiamo avuto varie volte occasione di rilevare che per noi l'abolizione del contante, con il conseguente controllo pieno ed esclusivo del danaro dei cittadini da parte di governi ed istituti di credito, rappresenta l'anticamera al totalitarismo e quindi ad essa ci opponiamo.

La stessa Commissione fa rilevare come il contante sia il mezzo di pagamento più accessibile e come sia ancora universalmente accettato. Una parte importante dell'opinione pubblica (anche noi) lo considera come costituente della libertà personale. La Commissione rileva anche che, pur non considerando l'uso del contante un diritto fondamentale in se, abolire le condizioni di anonimato che il contante consente può essere visto come una violazione della privacy garantita dall'art. 7 della Carta dei Diritti fondamentali, che può essere limitata solo in accordo ai principi di interesse generale ed in accordo ai principi di proporzionalità di cui all'art. 52 della stessa Carta.

Fra poco si aprirà la consultazione dei cittadini e dei portatori di interessi diffusi su questa iniziativa, che e' presentata non come un divieto generalizzato ma una armonizzazione della legislazione negli stati membri.

Come CSV invitiamo i cittadini a partecipare in in massa a questa consultazione una volta aperta (vi informeremo puntualmente), facendo rilevare i pericoli che un bando generalizzato genererebbe.

Poi, si può discutere dalla soglia di pagamento, fermo restando che la detenzione di contante non può e non deve essere soggetta a limiti, specialmente in un periodo cosi' turbolento per il sistema bancario internazionale.

Ulteriori letture:

società senza contanti ... nel vero senso della parola ...