giovedì 19 gennaio 2017

RIGOPIANO, TRAGEDIA ANNUNCIATA E LACRIME DI COCCODRILLO: HOTEL COSTRUITO AL CENTRO DELLA ZONA ROSSA A RISCHIO VALANGHE!

In queste ore si accavallano le solite correnti di pensiero in merito alla strage nell'hotel raso al suolo da una valanga nella pittoresca località Rigopiano, sita nel comune di Farindola in provincia di Pescara, in Abruzzo.

Chi ha cominciato a prendersela con tutti, dall'usciere del comune in oggetto alla Merkel, chi invece minimizza chiedendo di non fare polemica "perché la tragedia e' ancora in atto, non va bene" ... gli stessi che poi dopo ti diranno che "e' inutile rivangare il passato ma guardiamo avanti" ... insomma, che dovremmo fare, stiamo religiosamente zitti fino al prossimo disastro?

Siccome non siamo capaci di tacere, il nostro contributo concreto e' il seguente. La Protezione Civile regionale ha recensito circa 800 valanghe nel periodo successivo al 1950 ed ha pubblicato tutte le informazioni in una Carta storica delle Valanghe aggiornata alla stagione invernale 2013-2014. Il comune di Farindola e' nel pieno della "zona rossa", quella dei comuni già oggetto di fenomeni di smottamento nevoso. La legge regionale prescrive che ... "Nelle aree soggette a tale pericolo è sospesa l'edificazione, la realizzazione di impianti e infrastrutture ai fini residenziali, produttivi e di carattere industriale, artigianale, commerciale, turistico e agricolo nonché ogni nuovo uso delle aree che possa comportare un rischio per la pubblica e privata incolumità."




In particolare, la montagna che sovrasta la località "Rigopiano" era già stata oggetto di numerosi episodi, con danni a cose, come si evince dalla cartina sottostante. 


Che fosse un sito "delicato" non era quindi una sorpresa e ci da' un senso di scoramento constatare che si sia consentito un permesso edilizio per una tale struttura senza evidentemente provvedere a sistemi di contenimento delle valanghe, come di prammatica in tali circostanze.

Al solito, dobbiamo sforzarci di cercare un compromesso fra le due posizioni egualmente indifendibili ... fra quelli che nella loro isteria compulsiva avremmo visto in prima linea con forconi e fiaccole a bruciare le streghe e quelli che sono figli di quelli che sostenevano anche dopo la strage del Vajont ... fatalità, disgrazia; qualcuno (il successivamente idolatrato Montanelli, in uno dei suoi errori di giudizio) sostenne pure che le polemiche erano solo strumentali ad indebolire una parte politica ... continuiamo pure così, finché poi non ci rimane sotto un nostro caro.

mercoledì 4 gennaio 2017

Bilancio 2016 e prospettive 2017

Anche questo 2016 è passato in archivio e come d'abitudine in questi primi giorni dell'anno tracciamo un bilancio dei temi che abbiamo trattato durante quest'ultimo anno solare e cercheremo anche di identificare quelli per i mesi prossimi venturi.

Politica interna

Il 2016 termina con un evento che l'anno scorso sembrava fantapolitica: il suicidio politico di Matteo Renzi, battuto in un referendum - plebiscito non richiesto e non voluto, nominalmente nel merito di una riforma costituzionale inutile e gattopardesca, personalizzato sulla figura del PdCM. Sulle ragioni profonde di questo errore grossolano di calcolo del "segretario fiorentino", sui calcoli viziati e sballati suoi e dei suoi cattivi consiglieri abbiamo scritto in abbondanza ed il risultato lo avevamo largamente previsto, con un sondaggio aggiornato quotidianamente sin dal mese di Maggio 2016. 

La palla passa ora a Gentiloni, in una continuità centenaria con il suo illustre antenato che concluse l'omonimo patto con Giolitti ... usciti dalla tragicommedia berlusconiana, siamo passati dalle stagioni di Monti, con il suo "governo del presidente"; Letta, espressione presentabile del "nuovo che arranca"; per approdare a Renzi che ha sdoganato la "fusion" fra il manuale delle giovani marmotte, il metodo "boy-scout" come sistema di governo ... tutto ciò messo per il momento in soffitta in nome della tranquillizzante (soporifera) gestione normalizzatrice del ticket Mattarella - Gentiloni, puro rappresentante delle tradizionali consorterie neodemocristiane.

Ribaltando il tradizionale adagio, "squadra che perde non si cambia" e gli uomini (e le donne) del governo Renzi rimangono ancora saldamente in sella, con l'eccezione   (per il momento) della componente Verdiniana (incluso il sedicente liberale Zanetti). Per un bilancio dei mille giorni di Renzi rimandiamo al nostro editoriale a lui dedicato.

La sedicente opposizione (più a Renzi che al governo) che ha trionfato al referendum si ritrova al solito spiazzata ... la "politica delle felpe" di Salvini ed il "grillismo di governo" di cui sono state espressioni in questo ultimo anno sindaci di grandi città non ha potuto né saputo esprimere alcuna maggioranza alternativa di governo e l'improbabile mix degli autoproclamatisi difensori della costituzione che andava da un estremo all'altro dello spettro politico si è sciolto come neve al sole. Ma ciò non deve stupire, vista la vocazione "ministeriale" dei "cespugli" all'interno del piddì o alla sua immediata "sinistra".

Il referendum sembra aver dato una rispolverata persino al cadaverico Berlusconi e qualcuno provvisoriamente migrato alla corte di Matteo Renzi potrebbe anche pensare di fare un passo indietro alla corte del suo attempato alter-ego di Arcore.

L'opinione pubblica ha continuato nella sua polarizzazione e nelle beghe di cortile sui social, che ha scatenato polemiche e richiami da più parti a mettere un freno alla proliferazione di bufale che certamente proseguirà anche nel 2017 ... preoccupazione però spesso unilaterale, che non tiene conto della disinformazione dei media tradizionali e che assomiglia molto alla inconfessabile volontà di limitare la libertà di espressione, posta in essere da regimi poi ipocritamente esecrati.

Per questo motivo abbiamo cercato, come nell'anno precedente, di attenerci rigidamente a quello che un think tank quale siamo dovrebbe fare, vale a dire fornire stimoli utili alla politica in modo da proseguire (partire) sulla strada delle cosiddette riforme. E' continuata, come prevedibile, l'assenza di ogni tipo di riscontro dei destinatari dei nostri stimoli (Mattarella, Renzi, Gentiloni, Pinotti, Padoan, Alfano) che forse però qualche ripensamento hanno avuto, come i recenti abboccamenti italiani con i libici sulla questione di installazioni in territorio africano, ripresi anche dalla Commissione Europea ci hanno confermato. Da questo punto di vista, possiamo dire di aver fatto il nostro dovere con successo.

Archiviato il referendum costituzionale, la prossima arma di distrazione di massa appare essere l'Italicum, con la Corte Costituzionale ha fissato per il 24 gennaio 2017 la discussione su eccezioni di costituzionalità e, probabilmente, con una nuova battaglia referendaria di retroguardia sul cosiddetto "Job Act". 

Ora, premesso che su tema della formula elettorale siamo sempre alquanto scettici, dato che "...la sostituzione del "Porcellum" con "Italicum" da sola non basta per garantire la parità dei candidati alle elezioni, in quanto e' fondamentale un accesso libero e costante ai mezzi di comunicazione di massa tradizionali.",  nondimeno invitiamo il parlamento ed il governo a considerare cuna formula che consenta a tutte le formazioni una libera espressione delle proprie idee in sede parlamentare (ad esempio con l'adozione di un sistema elettorale che preveda proporzionale puro senza soglia di sbarramento e collegio unico nazionale) ed un "capo del governo" eletto direttamente dal cosiddetto popolo a suffragio universale con ampia potestà legislativa su alcuni e precisamente enumerati temi, sfiduciabile solo con maggioranza qualificata dal parlamento (magari monocamerale) che in questo caso sarebbe immediatamente sciolto, con il PdR che vedrebbe ridotta la propria funzione a puro ruolo di garanzia tramite l'ultima parola sulle leggi (ad esempio, chiedendo una pronuncia del parlamento su un provvedimento del governo o bocciandolo per vizio di costituzionalità, etc).

Scollegare il "diritto di tribuna" proprio della rappresentanza parlamentare da quello dell'effettivo esercizio dell'azione di governo potrebbe essere un elemento che faciliti il raggiungimento di una vita politica più sana ed efficiente, fermo restando che la vera svolta va perseguita dal lato delle liberalizzazioni, della semplificazione amministrativa e della diminuzione della pressione fiscale che consenta un ambiente meno ostile all'impresa ed alla creazione di ricchezza. Tutti temi che sono risultati penosamente assenti o deficitari nel migliore dei casi nell'azione dei governi delle ultime legislature.

L'anno si chiude con le polemiche sulla giunta capitolina della Raggi e con la svolta garantista di Beppe Grillo ... ci voleva qualcuno a tenerci svegli dopo il soporifero discorso di fine anno di Mattarella!

Europa e politica estera

Archiviata (?) la tragicommedia greca, il 2016 è stato dominato da "Brexit" ... assorbito lo shock che ha sconquassato la vita politica britannica, a partire dal mese di Marzo 2017 dovrebbe iniziare la procedura di rescissione ex art. 50. Si annunciano quindi grossi grattacapi per i prossimi anni per addivenire alla chiusura di tutti i capitoli coinvolti, attività che toglierà ulteriore energia al processo di integrazione comunitaria. Esso va assolutamente rivisto, affinché possa un giorno portare alla creazione degli agognati Stati Uniti d'Europa; in questo senso Brexit va utilizzata come opportunità per rivedere i rapporti interni fra gli stati membri. Nel frattempo, la Commissione rimane ancorata a quello che ormai è il suo core business: l'ipetrofia legislativa, con la "better regulation" che segna il passo e con una inconsistente e perdurante assenza di visione degli Stati nazionali su quello che l'Europa dovrebbe essere, non riuscendo ad andare oltre l'attuale processo burocratico autoalimentato, che ha da tempo sostituito la visione ed il senso di una missione comune. L'Italia ha iniziato una querelle sulla revisione del budget, al momento sospesa ... come il nostro giudizio!

I semestri europei di Olanda e Slovacchia non hanno portato a quelle decisioni "forti" che ci si aspettava ad esempio in termine di gestione del flusso migratorio e la presidenza maltese di inizio 2017 si trova alle prese ancora con tutti i nodi cruciali (allargamento; relazioni con la Russia; rilancio del processo federale; trasparenza delle istituzioni). Non ci resta sperare che si faccia almeno foriera di una ottica "mediterranea".

Crisi migranti

Rimane il tema sul quale l'Europa rischia di sfaldarsi definitivamente. Come volevasi dimostrare, la rotta balcanca è regolata dell'accordo-capestro con la Turchia, con il rubinetto regolato del governo autoritario del cripto-islamista Erdogan con il quale i rapporti sono al minimo storico, dopo il riavvicinamento fra il califfo di Ankara ed il Cremlino. 

Riproponiamo in pieno quanto già scritto 12 mesi fa e continuiamo a chiederci dove sia l'Europa, che ha passato l'estate a trastullarsi nella polemica sul burkini. Gli annunciati interventi diretti sulla sponda sud del Mediterraneo non si sono concretizzati e le buone intenzioni sono rimaste solo a livello di addestramento comune, sena che un solo naviglio dei trafficanti di uomini sia stato neutralizzato sulle sponde libiche. Il solito giochetto di prospettare soluzioni complesse (nuovi corpi ed agenzie preposte) che ritardano ulteriormente gli interventi invece di pensare a far funzionare quelle che già esistono. Gli appelli che lanciammo nel febbraio 2014 alla presentazione dei candidati alla carica di presidente della Commissione Europea ed in occasione della nostra visita al campo profughi di Calais oltre tre anni or sono per una soluzione urgente che salvaguardasse vite umane ed aiutasse gli Stati Membri interessati a gestire con maggiore efficacia il flusso sono stati banalizzati in uno smantellamento del campo in questione con migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sedicenti tali dispersi nella natura o nella banlieu parigina, costituendo un substrato ideale per lo sfruttamento e per la strumentalizzazione di malcontento e frustrazione per scopi criminali e terroristici.

Spinte centrifughe e riassetto dell'Unione

Sulla questione avevamo espresso due punti fermi:
  • il diritto in astratto dei cittadini di esprimersi su cosa essi pensiono sia meglio per i propri paesi (con tutto quello che ne consegue in termini di manipolazione dell'opinione pubblica e sulla sua corretta percezione dei termini della questione);
  • il richiamo al rispetto del principio di non ingerenza in questioni di competenza nazionale da parte di altri governi europei o della Commissione.

Ad essi ci siamo attenuti strettamente, per pure ragioni pragmatiche e non ideologiche. Di Brexit abbiamo già detto e scritto in abbondanza nei nostri editoriali e nel gruppo di discussione su FaceBook. Noi vogliamo vedere la cosa in termini positivi: dal 1973 UK ha avuto la tendenza a considerare l'Unione come la carta di un ristorante ... si sceglie ciò che ci fa comodo e si tralascia il resto ... hanno potuto fare più o meno come loro pareva dentro la UE ed ora continueranno a farlo fuori dalla UE. L'uscita ha fatto cadere un tabù: chi non e' contento se ne può uscire ... l'allargamento abnorme e mal gestito, che ha contribuito alla paralisi delle istituzioni ed alla mancanza completa di visione strategica, non e' senza ritorno. 

Si potrebbe quindi sperare che chi ha voglia di andarsene, lo faccia, e si possa finalmente cercare di ricominciare in pace con chi invece abbia voglia di stare insieme e consapevolezza che senza una decisa svolta federalista il progetto europeo sarà morto e sepolto prima di quanto si potesse immaginare qualche anno fa. 

Intanto, l'Austria ha mandato un segnale in controtendenza, con la proposta politica del "verde" Van Der Bellen premiata dall'elettorato nel "rivoto" delle presidenziali precedentemente annullate per irregolarità. 

In Polonia, non si placa l'aspro confronto interno fra governo e parte dell'opinione pubblica, in disaccordo completo su questioni fondamentali.

La Francia, colpita al cuore dal terrorismo e dalle sue contraddizioni interne, si prepara ancora in stato di emergenza, ad un appuntamento politico fondamentale con le prossime presidenziali, dove sarà inevitabile un deciso cambiamento di rotta rispetto alla fallimentare gestione Hollande. Fillon ha battuto l'impresentabile Sarkozy alle primarie ed è stato incoronato come lo sfidante capace di catalizzare la visione tradizionale della "destra" sottraendo linfa all'estremismo lepenista.

Sicurezza e crisi regionali

Sicurezza, crisi regionali, temi come migrazione, gestione dei rifugiati, equilibrio regionale e politica di potenza globale sono strettamente interrelati fra loro e per una analisi puntuale occorre innanzitutto una visione olistica, data l'impossibilità di trattarle in maniera separata per compartimenti stagni, da cui la conseguente difficoltà analitica. Cerchiamo quindi al momento di tracciare i segmenti principali per poi riprendere il filo nelle conclusioni di questo lungo editoriale.

Episodi di violenza si sono susseguiti in tutta Europa e nel mondo, con il 2016 che si chiude in maniera tragica con le stragi di Natale a Berlino ed Istanbul, entrambe dai contorni ancora non ben definiti. Risulta sempre più difficile difficile tracciare una linea netta fra il tema dell'ordine interno, l'importazione del terrorismo internazionale e la strategia della tensione. Intanto, la strategia terroristica pare avere successo, visto che tutto ciò sta causando sempre più paura e tensione interna, con la tentazione del pogrom sempre alle porte.   

Sicurezza non è solo quella contro il terrorismo ma anche quella dei trasporti, di cui ci siamo occupati in varie occasioni, fra le quali quella relativa al disastro ferroviario in Puglia.

Irredentismo islamista

Il 2016 si chiude con l'accordo il Siria fra governo ed opposizioni armate (ad esclusione di ISIS ed Al-Nusra) per un cessate il fuoco e con la pacificazione di Aleppo.

L'accordo è stato opera di una azione coordinata trilaterale fra Turchia, Russia ed Iran, che ha evidenziato ulteriormente come assolutamente marginale l'influenza euro-atlantica in questa regione del mondo. 

Come già rilevato, questa assenza di impatto concreto, non è controbilanciata da una incisiva azione in Libia, dove sono concentrati i nostri interessi vitali. 

Ripetiamo quanto scritto l'anno scorso "... il servizio esterno dell'Unione nella persona della Mogherini sono relegati ad "entité négligeable" causa la cronica assenza di personalità giuridica federale dell'Unione (tradotto: ogni stato membro fa come gli pare su questi temi), i nostri appelli per una convocazione immediata del Consiglio Supremo di Difesa per focalizzare le energie nella messa in sicurezza della Libia sono caduti puntualmente nel vuoto. Ciononostante, in questi giorni abbiamo assistito alla firma di un accordo di "unità nazionale" in Libia non si sa bene rappresentativo di chi e di cosa, sul quale il ministro Gentiloni pare nutrire molta fiducia (noi siamo assai scettici ma speriamo di sbagliarci).". Purtroppo non ci sbagliavamo; ad un anno di distanza, siamo ancora alla ricerca del tempo perduto.

Relazioni UE-USA/NATO/Russia

La notizia dell'anno è certamente l'elezione (a sopresa ma non troppo) di Donald Trump alla Casa Bianca. Stendiamo un velo sul penoso endorsement alla candidata perdente da parte del governo italiano ed il naufragio della strategia di Podestà-Clinton, con Rudolph Giuliani che ha assunto ora il compito di proconsole sugli affari della penisola. 

Su questo tema continua la battaglia ideologica che oppone (ci autocitiamo) gli "ultras atlantici" che vedono nella Russia e nelle sue manifestazioni il novello impero del male ai "talebani putiniani" per il quali l'inquilino del Cremlino rappresenta l'orgoglio euro-cristiano opposto alla nuova dittatura euroatlanticaplutogiudoislamomassonica ... e chi più ne ha più ne metta. In una situazione politica e militare di stallo, l'anno si chiude con la ripicca di fine mandato di Barak Obama sulle presunte interferenze di hackers russi nelle elezioni USA, con la conseguente espulsione di 35 diplomatici, alla quale il Cremlino ha semplicemente fatto spallucce vista l'ascesa alla presidenza di Trump. In tutto ciò, l'Europa è pronta a subire il classico "biscotto" ... quando i due bulli del quartiere si riavvicinano per i tirapiedi non e'è scampo ... l'assenza di una posizione autonoma su sanzioni e relazioni est-ovest, ci pongono in posizione di preoccupante isolamento. Ankara ha capito che il suo gioco pericoloso con Mosca non poteva durare e con il solito cinismo bizantino ha compiuto il riavvicinamento; scrivevamo l'anno scorso: 

Nel centenario dell'entrata dell'Italia nella "Grande Guerra", prigioniera del gioco pericoloso di Ankara e Washington, l'Europa rischia di rimanere con il cerino in mano, rivelandosi a termine più realista del re qualora la tensione si allenti nella regione e le motivazioni attuali dei contrasti con Mosca siano sorpassate dagli eventi (leggi: soluzione al conflitto in Siria). Come abbiamo più volte rilevato, siamo per un ripensamento profondo degli assetti strategici ma ogni cambiamento dello status quo sarebbe prematuro e troppo rischioso in assenza di una vera svolta federale che sarebbe la precondizione necessaria per condurre a termine ad un dispositivo militare comune europeo in un contesto sufficientemente slegato dall'abbraccio mortale del complesso militar-industriale.

Ecco, queste condizioni sembrano oggi avverarsi e si prospetta un 2017 in salita.

Economia & finanza

I temi sono rimasti più o meno gli stessi già affrontati mesi or sono: 

Su quest'ultimo aspetto, abbiamo più volte evidenziato, come questi meccanismi può essere utile come "catalizzatore" ma non servono a nulla in assenza di un pacchetto completo di facilitazioni per le imprese per il rilancio dell'economia. Il pretendere di stimolare l'economia attraverso inflazione denota una preoccupante non comprensione (o una irresponsabile manipolazione) delle relazioni macro-economiche di causa-effetto.

Sul Petrolio, ci limitiamo a rilevare che nelle prospettive per il 2016 nel nostro editoriale dello scorso anno scrivevamo: "Ci attendiamo prima della fine dell'anno un rimbalzo del prezzo del greggio, ormai a livelli insostenibilmente bassi per molti produttori.", cosa che puntualmente si è materializzata in questi giorni.

E' continuata la polemica sui cosiddetti "salvataggi" delle banche ... questa volta a tenere banco in Italia ed in Europa è il caso MPS, sulla quale abbiamo spesi fiumi di inchiostro virtuale.

Continuiamo a sostenere che chi non sa stare sul mercato neppure quando protetto va lasciato fallire ... siano esse banche o linee aeree. Per i lavoratori ed i correntisti, gli "ammortizzatori" esistono e costano meno di questa questua permanente. Purtroppo, la logica di questi interventi è più spesso politica che tecnica.

Sul ricondurre l'economia e la finanza su binari razionalmente comprensibili, continuiamo a premere sul ripristino del concetto di separazioni tra banche d'affari e banche commerciali (credito e risparmio) ... il questo senso le prese di posizione recenti del neoletto presidente USA lasciano ben sperare.

Il 2016 ha anche visto l'insabbiamento, forse definitivo, del controverso TTIP e la messa in discussione di altri trattati commerciali, con il culmine nel balletto assai ridicolo sul CETA, l'accordo commerciale con il Canada, ostaggio del governo regionale vallone, degno portatore sano della sindrome da villaggio assediato dei galli di Asterix.

Energia e sviluppo sostenibile

Con la ratifica dell'accordo COP21 a parte di diversi stati, fra cui l'Italia, il 2016 ha visto la riunione interlocutoria di Marrakech nota come COP22. Francamente non ci è chiaro come la comunità internazionale ha intenzione di tradurre in atti concreti le dichiarazioni di intenti nella conferenza di Parigi del 2015. Abbiamo anche interrogato la Commissione Europea in proposito ma quanto proposto sembra molto più simile ad un generico programma di lavoro che ad azioni mirate.

Oggi come un anno fa, il tema chiave per il prossimo futuro, da affrontarsi senza catastrofismi ma al contempo senza negare la serietà del tema, sta nel mix energetico da scegliersi, che coniughi disponibilità, affidabilità, ambiente e si coniughi con le priorità strategiche del paese e dell'Europa al minor costo possibile per gli utenti finali. Una solida politica nazionale (ed europea) in questo senso è ancora al di là da venire.

Un tema al quale abbiamo dato molto spazio nel 2016 è stato quello agricolo, per i suoi riflessi su economia, ambiente, modelli culturali.

Sul tema "sviluppo sostenibile" ha un posto a se la questione della gestione del territorio, in particolare abbiamo avuto lunghe discussioni sulla protezione dai terremoti, la certificazione antisismica ed altri temi originati dal tragico sisma che ha colpito l'Italia centrale l'estate scorsa.

Etica, filosofia e diritti fondamentali. 

Data la vastità del tema, ci limitiamo ad elencare alcuni punti dei quali ci siamo occupati quest'anno:

Dal punto di vista dei diritti umani continuiamo a prendere atto della ipocrisia imperante e dei "due pesi e due misure" (double standard, per gli anglofoni) che caratterizzano il sistema di relazioni internazionali attuali, sul quale con ritorniamo sopra. Abbiamo ricordato la situazione di Cuba in occasione della morte di Fidel Castro; abbiamo chiesto al governo italiano di non addestrare forze di polizia di paesi dittatoriali; abbiamo discusso sulle questioni etiche relative al commercio internazionale degli armamenti; ricordato conflitti dimenticati come quello in Yemen; il traffico di essere umani che affligge anche il nostro paese; pena di morte nel mondo.

Cosa aspettarci dunque nel 2017?

Andrà tenuta sotto osservazione la situazione in estremo oriente (rapporti sino-nipponici), che potrebbe risultare di attualità ed attirare le attenzioni di potenze terze in seguito alla diminuzione del livello di intensità in Siria. La Cina rimane in candidato numero uno ad una prossima destabilizzazione, risultato di convergenze esterne e spinte centrifughe interne, ma non a brevissimo termine. L'irredentismo islamista turcofono dell'Asia centrale non solo cinese rimane un fattore destabilizzante importante nella regione, come le ultime notizie dalla Turchia lasciano intendere.

Come di consueto il metodo di CSV, che perseguiremo anche nel 2017 consiste nello stimolare gli organi politici a:
  • stabilire le priorità;
  • gestire la complessità.

Come scrivevamo l'anno scorso, mettere pezze senza affrontare i nodi profondi dei problemi che ne hanno facilitato lo sviluppo (si stia parlando di instabilità regionale, economia, o altro), è fatica sprecata nel medio termine. 

Vi ricordiamo che potrete trovare mille altri temi discussi nel 2016 spulciando nella nostra pagina e nel gruppo di discussione su Facebook (usate funzione ricerca) o interagendo con noi su Twitter.