giovedì 24 agosto 2017

~ SCRITTO DOMANI ~

"Or mentre la plebaglia si baloccava al giuoco di “pidioti contra grullini”, li impudichi comitati d’affare sparsi pe’ la peninsula la defloravano impuniti ed a passo di carica …"



Francesco Guicciardini, probabilmente apocrifo

venerdì 18 agosto 2017

CONTROCORRENTE: C'E' TROPPO BENESSERE MATERIALE IN ITALIA?

Negli ultimi anni alcune linee di tendenza sono state evidenti nell'evoluzione del benessere materiale nel nostro paese dal dopoguerra ad oggi e nelle aspettative della popolazione ad esso collegate:
  • Una perdita di peso relativo nel panorama internazionale (vedasi grafici interattivi sottostanti);



  • Un pessimismo generalizzato nella popolazione che vede per la prima volta le generazioni future convinte di non poter mantenere lo standard di vita di quelle che li hanno preceduti (fra le tante ricerche in proposito, vedasi ad esempio qui);
Ora, la controversia che vogliamo porvi e' la seguente: si tratta di vero declino o di un ritorno ad una situazione più congeniale alla struttura sociale, demografica e produttiva dell'ex "bel paese"?
L'Italia prima della ricostruzione postbellica, al di la' delle aree urbane ove l'industria o i detentori del capitale si erano insediati, era un paese dove regnava sovrana l'agricoltura di sussistenza, la pastorizia, l'artigianato ... dove la maggior parte della popolazione viveva una esistenza dura, povera, dignitosa nella migliore delle ipotesi ma anche di estrema indigenza nelle altre.

Era un paese in cui fino alla meta' degli anni '70 del secolo scorso e nonostante il tumultuoso "miracolo economico" esistevano ancora situazione di famiglie che non avevano servizi igienici, acqua corrente per non parlare di telefono o gas. Prima che qualche provvidenziale terremoto o la cementificazione delle periferie urbane e delle campagne ponessero fine allo scandalo.

Era pero' anche un paese dove la gente, proprio per via delle condizioni difficili, era abituata a darsi da fare, aveva "fame" non solo nel senso letterale del termine, ma anche voglia e motivazione per migliorare il proprio benessere materiale, visto che per la maggioranza di essi esistevano le condizioni necessarie per farlo. La crescita esponenziale di questo benessere fece si che nell'arco di una generazione ci fosse un tale distacco fra la situazione dei nonni nati prima della guerra e dei nipoti nati nell'era del "baby boom" e della "generazione X" e che ora si avviano allegramente verso il mezzo del cammin di nostra vita, che farebbe quasi il paio con quella che c'è oggi fra l'Africa e la Svizzera.

In tutto ciò per le varie "millennials" e successive, la fotografia dell'Italia di 70 anni fa e' talmente sbiadita che faticano a concepirne persino i fondamentali. Sono generazioni nate e vissute nel benessere materiale da economia industriale avanzata ma con una struttura politica, amministrativa, culturale ed una mentalità di stampo medieval-feudale che non ha potuto, saputo o voluto reggere il passo.

Abbiamo già avuto modo di scrivere che le "eccellenze" sono state delle grandi fregature ... dalle crociere atlantiche del ventennio ai trionfi della Ferrari, ci siamo illusi che l'Italia fosse quella, che potesse giocarsela alla pari con le più grandi potenze mondiali in un mondo che cambiava ad una velocità vertiginosa e che ha velocemente consegnato il famoso "quinto (poi quarto) posto" fra le maggiori economie del mondo agli annali delle meteore geopolitiche (vedasi nuovamente i grafici di cui sopra per l'evoluzione).

Alcune domande dobbiamo quindi per forza farcele:
  • Stiamo quindi riprendendo il nostro posto nel mondo, quello che ci compete storicamente dalla caduta dell'Impero Romano, quello di un grande museo di bellezze architettoniche di eccellenza (quelle rimaste, di quelle naturali non parliamo neppure) circondate dalla miseria nera?
  • I figli dei nostri ragazzi oggi minorenni saranno costretti a muoversi fra difficoltà che li renderanno più coscienti delle condizioni dei loro trisavoli?
  • Riusciranno a mantenere la stessa dignità dei nostri avi, composti nel loro unico vestito per la festa e con le scarpe indossate solo per le cerimonie importanti per non rovinarle?
Nulla e' perduto, possiamo farcela ma dobbiamo cambiare ora di passo ... domani potrebbe già essere troppo tardi ... scrollarci di dosso la cultura dell'appartenenza para-mafiosa; del favore; delle baronie politiche economiche e culturali; dell'amministrazione asfissiante e lontana dal concetto di "burocrazia razionale"; dai monopoli economici di fatto e di diritto e da tutto quello che ancora ci lega ad un passato che e' diventano ormai un ostacolo e non una radice forte su cui poggiare il nostro avvenire.

... un "sorpasso" italiano che resterà nella storia ...

mercoledì 5 luglio 2017

LIBIA: CHIARIAMOCI UNA VOLTA PER TUTTE

Non possiamo pretendere di controllare i confini della Libia

La nostra ormai "vecchia" (2014) proposta consiste nel raggiungere un accordo con uno dei "signori della guerra" locali (facendo una offerta che non si possa rifiutare), limitato ad una striscia di terra lunga qualche km e larga altrettanto dove impiantare un aeroporto, un porto, securizzarla al meglio con l'invio di un dispositivo militare robusto ed allestire un campo da 100-200 mila posti gestito, idealmente, da Unione Europea (ma visto il clima politico generale anche a sola gestione italiana). 

Un progetto ambizioso ma se pensiamo i miliardi che stiamo gettando al vento con scarsi risultati e migliaia di morti ogni anno in traversate della speranza, assolutamente ragionevole.

Quelli che si salvano in mare o si recuperano a terra si concentrano la' e si identificano.
  • I richiedenti asilo che si qualificano allo stato di rifugiati o le persone che vanno protette per ragioni umanitarie si portano in Europa; 
  • I c.d. "migranti economici" si ripartiscono per quote ed esaurite le quote si rimandano a casa in qualche modo; 
  • I terroristi potenziali che cascano nella rete si mettono in condizione di non nuocere.
Non possiamo risolvere i problemi del mondo ma possiamo limitare l'impatto che questi hanno su di noi senza venir meno ai doveri di accoglienza ed umanità ed al rispetto del diritto internazionale che ci devono essere propri.

Partecipa alla discussione nel nostro gruppo FaceBook!


sabato 10 giugno 2017

Note conferenza tematica CSV 6 Giugno 2017

 

Tema della serata - RIFORME PER L'ITALIA: UNA SFIDA IMPOSSIBILE?


  1. Quali sono le riforme urgenti per far ripartire l'Italia? 
  2. Quali sono i fattori di blocco e cosa si può fare per rimuoverli?
Premessa: le questioni “antropologiche” (la mentalità, l’assenza diffusa del “senso dello stato” e spesso anche del “buon senso”) sono i veri macigni che impediscono le riforme ma non possono essere rimossi in tempi brevi, occorreranno generazioni, quindi non li affronteremo ma ci limiteremo ad obiettivi circoscritti e percorribili.

BOZZA NOTE DELLA RIUNIONE

SANITÀ

Massarente Diego Esperienza delle riforme governative fondamentalmente negativa
Samantha Trezzi Assenza meritocrazia penalizza il settore. Piramide eta’ ed assenza politiche turn over con personale permanente penalizzano la qualità del servizio. Mancano decisioni rispetto alla priorità di spesa e si creano quindi sprechi. Non esiste un sistema di misura efficace della qualità del servizio mentre impazzano clientelismo, burocrazia e tensione fra gli utenti che a volte sfociano in aggressioni fisiche e verbali. Le nomine dei vertici non arrivano in base alla conoscenza del “lavoro” ma solo in accordo a logiche di tipo amministrativo burocratico, quando non in ossequio a logiche malsane: questo crea disorganizzazione e malcontento (vedi legge Maroni sulla riforma della sanità pubblica in Lombardia).

 

GIUSTIZIA

Massarente Diego Rafforzare distretti d’appello; snellire iter burocratico; introdurre sistema meritocratico per premiare la “gente che lavora”. Semplificazione lessicale (in generale per tutto il settore pubblico).
Max Albano uscire da una logica cartacea ed informatizzare pienamente la giustizia

 

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Kite Balmungh Grilk (Eric) passare da visione legata ad “economia industriale” a quella di “economia digitale” -> cambio paradigma -> dalla “offerta” di servizi spesso non richiesti e non voluti a quella della “domanda”. Politiche della spesa schizofreniche (2015-2016 espansive senza tener conto della reale domanda) mentre sarebbe necessario snellire burocrazia con servizi di prossimità e su “piccola scala”. Progetto pilota nel campo della ISTRUZIONE -> diminuzione della spesa in maniera orizzontale su un arco di tempo predeterminato (es. 5 anni) e su come raggiungerlo.
Maurizio Noris parola d’ordine “sburocratizzazione” -> snellimento processi -> eccesso di burocrazia non solo e’ nefasta per efficienza ma toglie risorse umane ad economia “produttiva” -> necessario processo di riqualificazione (come?) del personale PP.AA per riadattarsi al del settore privato (per far cosa?) -> aumento produzione e cambio mentalità.
Max Albano dal punto di vista del commercio gli ostacoli sono: tasse; grandi monopoli; regime delle licenze; costi di ingresso nel mercato.
Nome rimosso su richiesta partecipante E’ importante che nel nostro paese si attuino concretamente delle Riforme strutturali efficaci, per tentare di risolvere il calo di produttività che influisce sulla ripresa del paese. Tutto ruota intorno al pianeta lavoro. Se non c’è lavoro non ci sarà ripresa economica. Il paese per aumentare le soglie di crescita ha bisogno di investire (macro-economia e micro economia). Le imprese hanno bisogno di investire in nuove tecnologie e innovazione per essere competitivi sul mercato soprattutto quello internazionale. Viviamo la grande epoca della globalizzazione economica, chi pensa di investire solo sui mercati interni è destinato quasi sicuramente a rimanere confinato e forse anche a fallire. Chi investe e si affaccia ad un mercato internazionale più vasto ha maggiore possibilità di sopravvivere. Per l ‘Italia l export è molto importante. L’embargo russo, ad esempio, è stato negativo per il nostro paese perchè ha di fatto diminuito l’export verso la Russia che in qualche modo ha incentivato la contraffazione di prodotti agro-alimentari tipici italiani. Ma bisognerebbe anche rendere il nostro paese appetibile, in modo che le imprese straniere possano investire in Italia. Ma qui sorge il problema dei costi per le imprese e dei costi per le risorse umane da impiegare nell’impresa. Questo è uno dei motivi per il quale molte aziende lasciano il paese per andare ad investire all estero.Aumentando la produttività come spiegato sopra, aumenterebbe la richiesta della forza lavoro, la moneta circolerebbe di più e i cittadini aumenterebbero i consumi. Questo è solo uno dei punti che fanno parte della cosiddetta Riforma strutturale e che secondo me è molto importante.
Mirko Guidotti interviene sui punti sollevati da Eric , introduce una parentesi su processi di globalizzazione che hanno influenzato negativamente i processi decisionali nazionali. 

venerdì 9 giugno 2017

QUEL FASCINO SOTTILE DEL SUICIDIO POLITICO: IL CASO MAY

... altro che Blue Whale!

Le notizie che sono arrivate nella notte sull'esito delle elezioni britanniche, con quello che in gergo locale si chiama hung parliament, cioè una situazione dove non esiste una chiara maggioranza monocolore, hanno certificato il suicidio politico di Theresa May.

Beh, chi poteva dirlo, sosterranno alcuni ...

... in realtà se si osserva attentamente questo evento si colloca nella scia di altri simili dove leaders politici che apparivano saldissimi hanno perso azzardate scommesse politiche non richieste e non necessarie nel tentativo di rafforzare ulteriormente la loro leadership schiacciando le opposizioni interne ed emergendo come l'unico elemento stabilizzante del sistema.

Due casi recentissimi ci vengono in mente:

  • David Cameron, con la sua genialata del referendum su Brexit (si e' dovuto poi dimettere con ignominia), il fattore scatenante per tutto il casino successivo;
  • Matteo Renzi, con il referendum confermativo sulla riforma istituzionale (dimissioni da PdCM e recentissimo ripescaggio come segretario del PD)

Lo stesso Erdogan ha rischiato molto sul suo referendum per assumere maggiori poteri, riportando una vittoria di strettissima misura in un contesto altamente polarizzato ... lui può anche aver vinto ma la Turchia ha certamente perso.

Come sono andate quindi le elezioni?

I risultati finali consolidati li trovate a questo link della BBC ; in somma analisi "a caldo":

  1. Theresa May e' la grande sconfitta in termini personali delle elezioni
  2. I Conservatori perdono la maggioranza assoluta e dovranno fare una coalizione se vorranno governare;
  3. I Laburisti, che erano spacciati, risorgono non tanto grazie alla leadership di Corbyn quanto per la dabbenaggine dei conservatori che hanno gettato alle ortiche la loro supremazia;
  4. I Liberal Democratici, pur avanzando leggermente, non riescono a capitalizzare il risentimento anti-brexit di parte della popolazione, i voti della quale si sono piuttosto riversati sul Labour, che rispetto alla questione ha tenuto invece propositi ambigui.
  5. I Nazionalisti Scozzesi subiscono un vero e proprio tracollo, rendendo alquanto improbabile un nuovo referendum per una uscita dal Regno Unito.

Che spiragli si aprono? Difficile se non impossibile immaginare una maggioranza senza Conservatori, che dovranno darsi da fare per raccattare una maggioranza risicata ... difficile anche immaginare una ripetizione dell'esperimento Tories-LibDems del primo gabinetto Cameron, vista la prospettiva diametralmente opposta su Brexit.
Ci aspetta un mercato delle vacche su singoli parlamentari indipendenti? Nulla e' da escludere, allo stato attuale.



lunedì 22 maggio 2017

ITALIA SI SALVA DALLA PROCEDURA SUL DEFICIT ECCESSIVO ... MA LE RACCOMANDAZIONI SONO PESANTI

La Commissione Europea ha finalmente presentato oggi le raccomandazioni per ogni Paese dell'Unione.

Per quanto riguarda l'Italia la Commissione, nella persona dei Pierre Moscovici, Commissario agli affari economici e finanziari, tasse e dogane, ha riconosciuto che ...

"Le misure prese dall'Italia ci permettono di concludere che i requisiti del Patto di Stabilità e Crescita sono rispettati nel 2017."




Ora, si potrebbe gioire per lo scampato pericolo (ed iniziare a preoccuparsi per il 2018), ma riteniamo che convenga invece mettersi a lavorare subito senza perdere tempo, visto che le raccomandazioni sono comunque pesanti. "Il pacchetto presentato oggi fa seguito al pacchetto d'inverno del semestre europeo di febbraio (si veda il relativo comunicato stampa, di cui avevamo dato conto su CSV all'epoca, n.d.r.) e tiene conto delle conclusioni in esso contenute, anche per quanto concerne la procedura per gli squilibri macroeconomici. Riguardo a Cipro, all'Italia e al Portogallo, che presentavano squilibri macroeconomici eccessivi, la Commissione ha concluso che non vi sono dati analitici che giustifichino il passaggio alla fase successiva della procedura, a condizione che i tre paesi attuino pienamente le riforme indicate nelle rispettive raccomandazioni specifiche per paese."

Inoltre, continua il comunicato stampa ... "Per quanto riguarda l'Italia, la Commissione conferma che sono state adottate le ulteriori misure di bilancio richieste per il 2017, e che pertanto in questa fase non sono ritenuti necessari interventi supplementari per garantire la conformità con il criterio del debito."

Vediamo dunque quali sono queste famose "raccomandazioni specifiche" in aggiunta a quelle relative alla necessita' di tenere sotto controllo i conti pubblici, per quanto riguarda il nostro paese:

Mercato del lavoro:

La disoccupazione giovanile e quella "cronica" rimangono priorità urgenti e maggiore sforzo e' richiesto per promuovere un mercato del lavoro inclusivo e "resiliente", vale a dire un sistema che possa far fronte in maniera positiva alle turbolenze macroeconomiche e sappia riorganizzare in caso di variazione repentine della congiuntura, rimanendo al contempo aperto nello sfruttare le le opportunità positive, facendo leva al contempo sulle proprie specificità. Queste riforme dovrebbero interessare la segmentazione del mercato del lavoro ed aumentare l'efficacia delle politiche del lavoro "attive".

Settore Finanziario

In questo settore, si raccomanda procedure efficaci per quanto riguarda l'insolvenza, specificamente per quanto riguarda gli accordi extragiudiziali, in quanto esse sono cruciali per contrastare i prestiti inesigibili ed aumentare il tasso di recupero crediti. Queste misure dovrebbero includere una aumentata trasparenza e trasmissione delle informazioni, rafforzare le infrastrutture legate alle banche dati in modo da rendere più agevoli le transazioni e l'accesso alle istituzioni non bancarie. Gestire l'alto numero di crediti inesigibili, delle opzioni dovrebbero essere sviluppate per consentire un più veloce ristrutturazione del debito. Questo dovrebbe comportare un uso più incisivo ed "a monte" dei poteri di vigilanza ed anche rendere più agevole la vendita di questi "assets".

***

Ora, senza entrare troppo nel merito di queste misure (e della loro nebulosità, specialmente per quanto attiene al reale significato "tra le righe" per quanto riguarda il settore finanziario), e' chiaro che le riforme per raggiungere questi obiettivi sono di tipo strutturale e non possono essere improvvisate. Se non si comincia a lavorare in priorità su queste due aree, l'anno prossimo saremo da capo.

***

AGGIORNAMENTO

Nella giornata di ieri e' stato pubblicato il testo delle Raccomandazioni della Commissione al Consiglio per i vari paesi, tra i quali l'Italia (COM 2017/511 final).



Ora, i quattro punti, che costituiscono una raccomandazione per l'approvazione del Consiglio, quindi non sono esecutivi se non approvati dai rappresentanti degli stati membri contengono alcuni temi caldi e controversi che cercheremo di analizzare in dettaglio nella discussione in atto nel nostro gruppo Facebook, data la già ricordata nebulosità di alcuni enunciati. Abbiamo anche cercato di evidenziare in maniera succinta con un codice di colori gli aspetti che riteniamo positivi 😊 quelli per i quali una discussione approfondita e/o ulteriori chiarimenti siano necessari 😐 e quelli che pensiamo siano fondamentalmente negativi 😢. Ad ogni modo va ricordato che ... il diavolo sta sempre nei dettagli!

POLITICA FISCALE

  1. Spostare il carico fiscale dai fattori produttivi (lavoro, terra, capitale n.d.r.) ad altri che siano meno legati alla crescita economica in una maniera neutra in termini di bilancio (quindi lasciando il carico fiscale e la spesa pubblica invariata), riducendo i centri di spesa; 😊
  2. riforma del vetusto sistema catastale; 😊
  3. reintroduzione della tassa sulla prima casa ma solo per i redditi alti; 😢
  4. estendere l'uso dei sistemi elettronici di fatturazione e pagamento; 😢


ISTITUZIONI

  1. Ridurre la lunghezza dei process nella giustizia civile; 😊 
  2. Lottare contro la corruzione; 😊 
  3. Riforma del pubblico impiego ed aumentare efficienza aziende pubbliche; 😊 
  4. Rimuovere le restrizioni alla pubblica concorrenza; 😊 


SETTORE FINANZIARIO

  1. Come già indicato precedentemente, accelerare la diminuzione dei crediti non esigibili tramite la ristrutturazione del debito, in particolare nel settore bancario sotto supervisione; 😐 
  2. accelerare una revisione di tutto il sistema di regolamentazione delle insolvenze e dei meccanismi di "enforcement" collegati;  😐 


LAVORO

  1. Fare in modo che la contrattazione collettiva permetta anche di tenere conto degli accordi raggiunti in sede locale; 😊 
  2. Assicurare politiche del lavoro attive (si veda la disamina precedente riguardo al mercato del lavoro); 😊 
  3. Facilitare i "secondi lavori"; 😊 
  4. Razionalizzare la spesa sociale e migliorare la sua composizione. 😊 

IL RUOLO DEL LEGISLATORE NELLE QUESTIONI SCIENTIFICHE: IL CASO VACCINI

Non volendo e nostro malgrado, ci siamo fatti trascinare anche noi nella polemica pro o contro i vaccini.  

CSV si occupa di economia, politica e questioni internazionali. Non abbiamo la competenza per affrontare questioni scientifiche o mediche. Come non ne hanno in genere i politici. 

Per questo motivo riteniamo che si debba piuttosto discorrere di "processi" (process, nell'accezione anglosassone) politici; il legislatore (maggioranza ed opposizioni) si dovrebbe basare sui dati che la comunità scientifica può fornire prima di prendere decisioni e non farsi trasportare dalle emozioni, dalla fiducia cieca o dall'ignoranza egualmente orba.

Invece, al solito, di una questione tecnico-scientifica se ne fa una questione politica. 
Sul tema vaccini, come su altri simili, il legislatore dovrebbe quindi tenere in considerazione oggettivi criteri di costo-beneficio e indicatori di benessere sociale basata su criteri quali:

  1. Qual è il rischio della non vaccinazione per la collettività?
  2. Qual è il rischio della vaccinazione rispetto all'incidenza della malattia a seguito di non vaccinazione?
  3. Qual è il costo diretto della vaccinazione rispetto ai costi di una epidemia?
  4. Qual è l'accettabilità sociale di una epidemia?

Solo se vi è trasparenza su questi criteri allora l'obbligatorietà o meno può essere decisa serenamente. Tutto il resto sono chiacchiere fra due campi ugualmente dogmatici ed ideologici.

Partecipa alla nostra discussione sul forum Facebook di Candidati Senza Voce!


martedì 16 maggio 2017

LEGGERE ED INTERPRETARE LE STATISTICHE ECONOMICHE

Prendiamo spunto da una discussione nel nostro gruppo FB sulle deludenti performance del PIL italiano per una breve riflessione. Le statistiche economiche non sono sempre cosi' nette come le si presenta e cambiando leggermente i postulati si possono trarre conclusioni assai diverse. 

Prendiamo ad esempio i dati sul PIL, il famigerato Prodotto Interno Lordo pubblicati dalla Banca Mondiale in US$ correnti.

Essa ci ricorda che, sebbene largamente utilizzato, il solo PIL non sempre e' il miglior indicatore possibile relativamente agli aggregati economici dei fari paesi, specialmente quando esso aumenta per effetto principalmente del consumo di stock di capitale. Inoltre, diversi paesi usano parametri leggermente diversi, definizioni difformi, metodi a volte incompatibili che vengono "normalizzati" dalla Banca Mondiale ma che contengono sempre vistosi errori e discrepanze, dovuti anche alla cosiddetta economia "informale", non necessariamente di carattere delittuoso (es. la produzione agricola in molti paesi in via di sviluppo, usata principalmente come materia di scambio).

Inoltre, dato che i tassi di cambio non sempre riflettono le differenze di prezzo fra i diversi paesi, il PIL (ed il PIL pro capita) possono essere convertiti nella valuta di riferimento (nel nostro esempio il $ USA) utilizzando quello che si chiama parità di potere d'acquisto (PPP nella dizione anglosassone). Questo tasso fornisce una comparazione dei livelli reali di spesa / reddito fra i diversi paesi, analogamente al processo mediante il quale gli indici dei prezzi permettono una comparazione affidabile nel tempo per un dato paese. Il PPP e' calcolato comparando simultaneamente i prezzi di prodotti e servizi simili in un gran numero di paesi. Il più recente esercizio  di questo genere, lo International Comparison Program (ICP) ha interessato 199 paesi nel corso del 2011 ed i fattori di comparazione sono forniti sulla base di dati elaborati da istituti quali Eurostat ed OECD.

Cosa intendiamo dire con tutto questo discorso? Prendiamo ad esempio il caso dei valori del PIL dal 2008 in avanti, misurati solo in base al PIL non corretto in base al potere d'acquisto (grafico e tabella sottostante).


Possiamo notare come alcune economie, (Francia, Germania, Italia, Russia) non solo non sono cresciute, ma sembrano aver avuto un notevole tracollo, mentre USA continua a crescere lenta ma costante e Cina si invola.

Vediamo ora che succede se inseriamo nell'equazione la PPP. 


Ora, come si può vedere, quelle stesse economie "stagnanti" non solo crescono, ma lo fanno anche in maniera molto consistente, con la Cina che supera gli USA, l'India saldamente terza, la Russia che agguanta quasi la Germania. Pure la nostra Italia cresce, seppure di poco.

Ad ogni grado, ad ogni statistica, si aggrada quello che si vuole dimostrare ... un puro esercizio contabile nel senso della "Power Politics" tradizionale in salsa finanziaria (PIL sic et sempliciter con tutti i suoi difetti descritti poc'anzi) o un meccanismo più sofisticato che, pure nei limiti del PIL che rimangono sempre validi tenga anche conto dello sviluppo interno e traduca il freddo dato monetario in qualche cosa di più veritiero depurandola per quanto possibile dall'alea della fluttuazione valutaria?

martedì 28 marzo 2017

SU NAVALNY, LE MANIFESTAZIONI RUSSE E GLI ARRESTI

Partecipa alla discussione nel nostro gruppo FaceBook, con la partecipazione di italiani residenti in Russia


Maurizio Noris, Mosca, Russia

Giampiero Sambuchini, Tambovka, Tambovskaya Oblast', Russia
Parlare di Russia limitandosi al fattuale sta diventando ancor più problematico che disquisire di aborto o di religione.
Abbiamo nuovamente due fazioni contrapposte: est e ovest. Al di là di egemonie territoriali/militari e ideologie (ormai sovrapponibili, per altro), il dibattito di mass media e social è ormai questione di fede.
Corruzione, religione, valori, libertà di espressione, espansionismo militare, e molto altro ancora: siamo al “voi fate e siete così” contro il “ma voi siete pure peggio”.

Premesso che i problemi di casa propria sono affari dei condomini e che di pulito, da qualsiasi parte si guardi e in entrambe le fazioni, non c’è nessuno, passiamo ai fatti.

Chi è Alexei Navalny? Nel 2012 il Wall Street Journal lo ha definito “l’uomo che Putin teme di più”, e più volte è stato indicato come il capo dell’opposizione. A ovest.
Perché ad est si sottolinea invece che il peso politico suo e del suo partito è minimo e che il suo rapporto con la legge non sia propriamente cristallino.
Chi ha ragione? Difficile dirlo; di certo possiamo affermare che Putin non gode delle sue simpatie. Navalny non solo ha definito il partito di maggioranza come di “imbroglioni e ladri” (espressione poi diventata popolare), ma fondamentalmente ha fatto dell’anti-corruzione (e dell’avversità verso Putin) il suo cavallo di battaglia.
È il bue che dà del cornuto all’asino? Rivedasi l’incipit.

Sarebbe tuttavia un errore definirlo un “signor nessuno”: come candidato sindaco di Mosca raccolse infatti il 27% dei voti (risultato per certi versi sorprendente), e nel 2018 correrà per le presidenziali (sulle possibilità di vittoria non ci esprimiamo).
La manifestazione che Navalny ha organizzato era dichiaratamente a supporto dell’accusa di corruzione contro Medvedev: accusa che, secondo Navalny, non era stata abbastanza presa sul serio dalle autorità.

In Russia, per questioni di sicurezza, tutte le manifestazioni devono essere consentite: in questo caso pare tuttavia che il sindaco di Mosca abbia negato Tverskaya (una delle vie centrali) senza dare un’alternativa, il che (secondo la Corte Costituzione) equivarrebbe automaticamente ad un’autorizzazione.
La manifestazione dunque ebbe luogo, e non solo a Mosca: si parla di 8000 persone nella capitale, 10mila a San Pietroburgo e più di 80 proteste sull’intero territorio. La più grande manifestazione che la Russia abbia visto negli ultimi 5 anni.
Com’è finita lo sappiamo bene: più di 1000 arrestati, tra cui lo stesso Navalny. Che se la caverà con 15 giorni di detenzione (nuovamente) e circa 300 euro di multa.

Nei giorni successivi, 11 attivisti del Anti-Corruption Fund di Navalny sono stati arrestati, ufficialmente a causa di resistenza alla polizia che stava perlustrando l’edificio a causa di un allarme bomba.
Il Cremlino lo ha poi accusato di aver pagato dei bambini per partecipare alla manifestazione.

Opposition Leader Navalny Calls for Protests Across Russia

Activists in Russian Cities Face Resistance Organizing Anti-Corruption Rallies

Russia jails protests leader Alexei Navalny for 15 days

Opposition Leader Navalny Jailed After Anti-Corruption Protests Grip Russia

Navalny's Anti-Corruption Team Jailed After Live Streaming Protests




Da ieri pomeriggio, ricorrendo ai pazienti interpreti di famiglia, ho seguito i resoconti ed i commenti della stampa e della televisione russe sullo svolgimento delle manifestazioni antigovernative in varie città della Russia e sulle relative misure di ordine pubblico, in primo luogo l'arresto di molti manifestanti, tra i quali spicca quello dell'oppositore Aleksej Navalny. 

Ho anche letto ed ascoltato quanto sull'argomento scritto e riferito da giornali on-line, telegiornali via satellite ed esperti assortiti della materia italiani e, per quanto satelliti e fusi orari hanno consentito, euro-occidentali. Naturalmente i resoconti ed i commenti delle differenti provenienze si sono annullati a vicenda, per cui ne ho tratto conclusioni assai prossime alla somma zero. Quindi di scarso interesse e certamente di ancor meno originalità, perciò mi sono rivolto altrove. 

Una premessa, i 140 e passa milioni di russi sono distribuiti in soltanto due grandi città, Mosca e San Pietroburgo, in poche città con più di un milione e pochissime con oltre due milioni di abitanti, mentre la "Russia Profonda" nella quale vive la gran parte dei russi è fatta di piccole e piccolissime cittadine, di tantissimi villaggi sparsi lungo i suoi 11 fusi orari ed attorno a praticamente ogni città, piccola o grande che sia, Mosca e San Pietroburgo comprese. 

Perciò, sempre contando sulla pazienza dei miei familiari, ho consultato il mio pur piccolo "pezzo" di questa Russia profonda ed il "social network" che qui funziona egregiamente da secoli: il bazar di Tambov. Dove venditori ed acquirenti, addetti ai lavori ed occasionali passanti, persone della più varia estrazione sociale, di cultura ed orientamento politico differenti parlano, discutono, litigano di tutto e su tutto, delle minuzie locali e sulle grandi vicende della Russia e del mondo, basta avere qualcosa da dire e voglia di ascoltare. 

Ovviamente nulla garantisce l'attendibilità delle "voci del bazar", tanto meno che quelle voci, spesso dissonanti tra loro e raramente interessate ad approfondire tutte le sfumature e le sfaccettature della materia del discutere e del contendere, siano le più ragionevoli e meditate in circolazione. Oggi il bazar ha parlato, discusso e litigato soprattutto dell'argomento che Massimo Bernacconi mi ha sollecitato a commentare, in modi e con argomenti nel cui dettaglio e tra le cui contraddizioni nemmeno provo ad entrare. Tuttavia, la somma algebrica delle molte e disparate voci del bazar esprime, se non "la verità" obiettiva e riscontrabile, di certo e con più che sufficiente approssimazione quel che la "gente" soprattutto pensa e vorrebbe, giusto o sbagliato che sia, condivisibile o censurabile che lo si ritenga. 

Provo così a riassumere quel che a me è parso il "prevalente sentire" del bazar sull'argomento in questione. 
PRIMO, Navalny è politicamente irrilevante, tanto che in occasione delle elezioni presidenziali del 2012 non è riuscito neanche a raccogliere le firme necessarie a presentare la sua candidatura e, in esito alle elezioni parlamentari dell'anno scorso, il suo Partito del Progresso si è fermato sotto l'1%, ben lontano dal portone d'ingresso alla Duma. 
SECONDO, le forze dell'ordine hanno fatto bene ad intervenire, dal momento che le manifestazioni non erano autorizzate, il loro intervento non è stato particolarmente severo, tanto che i manifestanti arrestati sono stati già rimessi in libertà o lo saranno presto e lo stesso Navalny se l'è cavata con una condanna a 15 giorni ed una multa non particolarmente elevata. 
TERZO, non è il caso di prendere sul serio le accuse mosse a Putin, Presidente regolarmente eletto e non un dittatore disposto a tutto, anche all'omicidio di Stato, pur di mettere a tacere oppositori che, al pari di Navalny, certamente non sono tali da impensierirlo. 
QUARTO, le critiche ed anche le accuse rivolte a Medvedev, invece, sono assai più credibili, tanto che il sempre più impopolare Primo Ministro è ormai il "punto debole" di Putin, del quale Putin dovrebbe liberarsi il prima possibile, meglio se in tempo per le elezioni presidenziali dell'anno prossimo. 
QUINTO, Se Navalny davvero si candiderà alle elezioni presidenziali del 2018, sempre che stavolta riesca a raccogliere le firme prescritte, proponendo il ritiro della Russia dalla Siria e dal Donbas e la restituzione della Crimea all'Ucraina, gli sarà difficile ottenere il voto anche dei parenti stretti. 
SESTO, le manifestazioni di ieri tutto sono state, tranne che spontanee ed improvvisate, visto che portare contemporaneamente nelle piazze di mezza Russia alcune migliaia di persone richiede un a accurata organizzazione ed una certamente non breve preparazione, tanto da lasciar almeno dubitare che quell'organizzazione e quella preparazione non siano farina setacciata soltanto, nemmeno soprattutto in Russia. 
SETTIMO, si è cercato di screditare Putin per contenere le simpatie di cui gode in vari partiti e movimenti politici europei ed in non trascurabili e forse crescenti quote dell'opinione pubblica europea, tanto da poter orientare più di qualche elettore, nell'immediato francese e poi persino tedesco, in direzioni per nulla gradite alla maggior parte dei Governi in carica,Ciò forse troppo lungamente riferito, non aggiungerò che le opinioni del bazar non necessariamente coincidono con quelle dell'estensore del resoconto, perché su più di qualcosa mi trovo personalmente abbastanza d'accordo col bazar.

domenica 26 marzo 2017

Commentario a “La dichiarazione di Roma” (25 marzo 2017)

Questo documento riassume alcune delle osservazioni scaturite dalla discussione sulla "Dichiarazione di Roma" in corso nel gruppo di discussione su FaceBook di Candidati Senza Voce, alla quale vi invitiamo caldamente a partecipare.


TESTO
COMMENTO
Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’UE, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione europea: la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri. Abbiamo creato un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.
I “27 stati membri” sono in realtà ancora 28. La firma avviene in un contesto storico particolare e delicato, nel quale l’enunciato e’ messo in discussione. Se gli enunciati di valore sono fattuali, va rilevato che essi sono stati raggiunti già molti anni or sono ed il processo ha iniziato a segnare il passo da almeno 15 anni.
L’unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l’Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un’Unione allargata che ha superato le antiche divisioni.
Vero ma in un contesto politico dominato da “Brexit” questo enunciato appare un po’ forzato
L’Unione europea è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme, siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.
Questa determinazione non ha purtroppo avuto sufficiente riscontro nei fatti, per quanto riguarda almeno due eventi che hanno causato e stanno causando tuttora profonde divisioni tra gli stati membri su principi fondamentali:
1.       La (non) gestione della questione migratoria che e’ diventata tema comune solo dopo l’apertura della rotta balcanica;
2.       La lunga tragicommedia sul debito greco, che si e’ trascinata ben oltre il dovuto
Renderemo l’Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un’unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta. Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di        influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile
Passaggio condivisibile nei principi ma largamente problematico:
       -          Cosa si intende per “unita’”, quale modello si propone (federale, confederale, status quo)?
      -          Solidarietà: cosa si intende in dettaglio?
      -          Regole comuni: quelle attuali o si vuole rivederle?
      -          Ritmi ed intensità diverse = Europa a multivelocità: ancora manca una definizione condivisa di cosa si intenda realmente;
-          Procedendo nella stessa direzione: come scritto sopra, non pare sia stato sempre il caso, almeno recentemente;
       -          Associarsi: nel senso giuridico del termine o come stati membri a tutti gli effetti?
      -          Unione indivisa ed indivisibile: forse la parte più controversa della dichiarazione: in realtà non lo e’, come Brexit ha dimostrato ... cosa si vuole intendere realmente?
Per il prossimo decennio vogliamo un’Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un’Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica. Vogliamo un’Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli
Lo vogliamo anche noi ... saremo in grado di ottenerlo?
In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare: 
Il tema dello scollamento fra la torre d’avorio della politica e delle istituzioni, nazionale ed europea e’ una delle ragioni per l’ascesa dei partiti c.d. “populisti”: la consapevolezza deve essere nei fatti e non solo nella lettera.
1. Un’Europa sicura: un’Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un’Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.
Passaggio condivisibile ma non si vede con che strumenti ottenerlo o mantenerlo. Schengen sotto attacco a causa del mancato coordinamento delle forze di sicurezza, paesi in ordine sparso sul tema migratorio, etc
2. Un’Europa prospera e sostenibile: un’Unione che generi crescita e occupazione; un’Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un’Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell’Unione economica e monetaria; un’Unione in cui le economie convergano; un’Unione in cui l’energia sia sicura e conveniente e l’ambiente pulito e protetto.
Passaggio condivisibile, forse quello ove si possono ottenere i maggiori risultati con il minor sforzo possibile. Temi controversi come quello dell’armonizzazione fiscale potranno avvelenare la discussione per anni. Una vera politica energetica comune e’ ancora di la’ da venire ed i fondi comunitari sostengono ancora forme di energia obsolete ed inquinanti.
3. Un’Europa sociale: un’Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un’Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un’Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; un’Unione in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un’Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.
Belle intenzioni, sebbene si sia cercato di mettere dentro tutto, forse troppo ... come si possono comporre i differenti interessi a volte contrastanti, es. dicotomia fra dimensione nazionale e comunitaria e’ ancora uno dei nodi fondamentali.
4. Un’Europa più forte sulla scena mondiale: un’Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo; un’Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata; un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un’Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.
Probabilmente la dichiarazione di intenti di tutta la Dichiarazione dalla quale siamo oggi più lontani ... la UE e’ ancora quel gigante economico e quel nano politico del famoso stereotipo ... relativamente alla NATO, si tratta di una menzione rilevante (la sola di una altra organizzazione internazionale oltre alle NU), ma sui dettagli di quel “anche in cooperazione e complementarità”e di “tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali  si può intendere tutto e nulla. Intendono gli Stati estendere le competenze comunitarie in tema politica estera, difesa, esercito comune, etc che oggi sono poco più che teoriche? Come riuscire a farlo in assenza di una “Europa politica”?
Menzione “casual” del tema dei cambiamenti climatici ... “politica climatica globale positiva” con aggettivo finale che non si capisca bene cosa stia a rappresentare, visto che non si riesce a concepirne una “negativa” ... a meno che non ci si riferisca alle temperature.
Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi. Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell’UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell’Europa. Vogliamo che l’Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori.
Apprezzabile menzione del principio di sussidiarietà e sottoscriviamo assolutamente l’affermazione:

Vogliamo che l’Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole.

... che riassume bene una delle ragioni dell’attuale periodo di difficoltà della UE, con gli Stati Membri in crisi di idee e visione e la Commissione che ha mutato il suo ruolo da facilitatore e gestore a quello di micromanager, perdendo di vista gli obiettivi di fondo.

Si cita l’attesa di “risultati migliori“ ... vogliamo prenderlo in senso positivo come una salutare, benché minima, autocritica.
Noi leader, lavorando insieme nell’ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L’Europa è il nostro futuro comune.   
La Dichiarazione non e’ un programma ... il testo e’ stato costruito in modo da consentire a tutti di ritrovarvicisi ed interpretarlo a proprio uso e consumo ... il programma di lavoro va invece discusso da subito, per definire quali sia:
      -          L’interpretazione comune del contenuto della dichiarazione nei passaggi piu’ “nebulosi”;
      -          Gli strumenti concreti con i quali si intende attuarli;
      -          L’evoluzione delle “regole” (revisione dei trattati?)
      -          I tempi che non possono essere biblici;