domenica 11 dicembre 2016

IL PATTO GENTILONI - 2.0

da Giolitti a Mattarella corsi / ricorsi storici e vittoria definitiva Democrazia Cristiana

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Sono trascorsi oltre 100 anni dall'omonimo patto fra Giolitti ed i cattolici rappresentati da Vincenzo Ottorino Gentiloni, che riporto' questi ultimi al centro della scena politica italiana dopo lo hiatus che durava dalla breccia di Porta Pia.
Per una curiosa ironia della storia, il nome "Gentiloni" si ripete; l'incarico al ministro degli esteri del governo Renzi Paolo Gentiloni (imparentato col Vincenzo Ottorino di cui sopra) da parte di Mattarella rappresenta il definitivo trionfo dello scudo crociato, avvicinando la definitiva chiusura della cosiddetta "seconda repubblica", sorta tumultuosamente e con grandi speranze come un fiore dalla sterco della prima repubblica travolta da tangentopoli, per poi ripiegarsi miserevolmente su se stessa in un disordinato miscuglio di notabilato politico e comitati d'affari che scimmiottavano i partiti politici di massa e le loro ideologie.

Gli alfieri più esagitati di #iovotoNO al referendum costituzionale che ha segnato il suicidio politico di Matteo Renzi ora non si lamentino troppo ... davvero credevano che le dimissioni del fiorentino fossero condizione sufficiente per andare ad elezioni? Essi dovrebbero sapere che la Costituzione della quale si sono erti instancabili difensori prevede proprio questo percorso istituzionale per il conferimento del nuovo incarico, che necessita solamente di fiducia parlamentare e non di approvazione popolar-plebiscitaria (i recenti casi Monti, Letta e lo stesso Renzi dovrebbero ricordarglielo).

Chiusa questa parentesi polemica (non che gli oltranzisti di #bastaunSI fossero meno "de coccio", intendiamoci ... ed hanno pure perso ...), dovremmo chiederci se non sia il caso di fare una riflessione: 
preso atto che le parole d'ordine "alternanza, maggioritario, governabilità" hanno ben poco senso nel nostro paese, dove la legittimazione politica segue ben altri canali ... non sarebbe meglio scollegare il "diritto di tribuna" proprio della rappresentanza parlamentare da quello dell'effettivo esercizio dell'azione di governo

In parole povere ... consentire a tutte le formazioni una libera espressione delle proprie idee in sede parlamentare (ad esempio con l'adozione di un sistema elettorale che preveda proporzionale puro senza soglia di sbarramento e collegio unico nazionale) ed un "capo del governo" eletto direttamente dal cosiddetto popolo a suffragio universale con ampia potestà legislativa su alcuni e precisamente enumerati temi, sfiduciabile solo con maggioranza qualificata dal parlamento (monocamerale) che in questo caso sarebbe immediatamente sciolto, con il PdR che vedrebbe ridotta la propria funzione a puro ruolo di garanzia tramite l'ultima parola sulle leggi (ad esempio, chiedendo una pronuncia del parlamento su un provvedimento del governo o bocciandolo per vizio di costituzionalità, etc)?

Concetti ancora in divenire, ma che forse si applicherebbero meglio al nostro paese, che non e' riuscito finora a tradurre in pratica le buone intenzioni emerse dalla tempesta politico-istituzionale di oltre un ventennio fa ... 



martedì 6 dicembre 2016

ITALIA: LE OPPORTUNITA' POLITICHE DEI DUELLANTI

- Controcorrente: di Francesco Preti -

In politica non esistono posizioni dominanti permanenti , ma solo opportunità e rischi.
Vediamo su quali opportunità stanno giocando i vari soggetti politici italiani.

RENZI - BERLUSCONI
Forte del suo 40% dei SI' vuole creare una coalizione dei "willings" per implementare il cambiamento. Il che vuol dire che sarà ancora più rude che mai con la minoranza interna.
Il motto di Renzi sarà "noi del cambiamento", contro chi vuole lo status quo. Cambiamento, ma rimanendo all'interno della UE.

La politica pratica di Renzi sarà di vincere le elezioni insieme ai "willings", il che vuol dire una Grosse Koalition al secondo turno. Se ci arriva Renzi, allora Verdini / Berlusconi / Alfano voteranno per lui. Se ci arriva il centro-destra al secondo turno, allora Renzi li voterà.

GRILLO - SALVINI -MELONI
Forte del suo 20-25%, Grillo giocherà a scardinare la Grosse Koalition. Deve fare qualcosa di forte per farlo, tipo referendum uscita dall'Euro, da Schenghen o dalla UE. E' l'unico modo che ha di marcare il "vero cambiamento" e cosi contrastare Renzi e la sua Grosse Koalition.

Probabilmente Salvini e Meloni si accoderanno a Grillo. In questo caso la coalizione potrà contare su un 40% di voti "anti-sistema".

Insomma, nel dopo referendum, tutti diranno di essere la forza di cambiamento ed accuseranno gli altri di non esserlo.

Nessuno avrà un programma pratico che includa la soluzione dei veri problemi e ce ne sono tanti: il debito italiano, il conflitto d'interesse del MEF, le banche, la strategia dei trasporti e dell'energia, ecc.

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I 1000 GIORNI DI MATTEO RENZI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Maurizio Noris

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L'Italia sarebbe riformabile solo con grandissimi sacrifici e con la ristrutturazione di tutto lo stato sociale... cosa che nessuno vuole accettare. 
 
La Costituzione non è mai stata il problema: non sono i 200 senatori in più ad affondare l'economia, non è il bicameralismo (con il lodo Alfano hanno già dimostrato che quando vogliono il bicameralismo funziona da Dio), non è il CNEL, non sono le province. 
 
La riforma costituzione veniva spacciata come panacea di tutti i mali, eppure non riusciva nemmeno a risolvere i problemi marginali usati come cavallo di battaglia dai renziani (il nuovo senato sarebbe stato comunque costoso, inutile, confusionario, pieno di ombre).

La riforma costituzionale non sarebbe stata un punto di partenza come più volte annunciato... esattamente come il No non servirà a salvare il paese. 

Detto questo, Renzi ha, a mio avviso, due meriti che sanno di miracoloso. 
  • il primo è quello di aver riportato gli italiani in massa alle urne, 
  • il secondo è quello di avermi fatto rivalutare in positivo Berlusconi. 
Pperche renzi, con le sue manovre da specchietto delle allodole, ha tentato di ripetere esattamente ciò che il cavaliere aveva provato a fare (fallendo): plasmare il paese sulla sua persona raccontando palle agli elettori (job act in primis). senza tuttavia averne la "credibilità", il carisma, la dialettica. 

Renzi si è dimostrato arrogante, saccente, irritante (oltre che impreparato e non all'altezza): ha tentato di superare il "maestro" senza averne le capacità (il che è tutto dire).

In 1000 giorni, Renzi:
  • non è nemmeno riuscito a iniziare ciò per cui era stato chiamato (o per cui si era insediato), cambiare la legge elettorale;
  • ha fatto cadere due governi, un record;
  • ha promosso una riforma costituzionale inutile come fondamentale;
  • ha commesso l'errore di legarci il suo destino; 
  • ha fallito miseramente. 
Avrei preferito restasse al suo posto, per evitare un nuovo governo tecnico o un rimpasto, ma nemmeno quello ha saputo gestire: una sconfitta cosi clamorosa non gli ha lasciato scelta.

Renzi ha sbagliato tutto, ha giocato con il futuro del paese per arroganza e carriera personale.
 
Sarebbe ingenuo pensare che senza di lui le cose andranno meglio, perché le alternative sono dello stesso livello, se non per certi versi ancora più inquietanti.
Perché nessuno ha a cuore le sorti del paese, ma semplicemente i propri interessi, sia quelli nel "SI", che nel "NO".
 
Sono contento abbia vinto il NO: ritengo la riforma fosse malfatta e potenzialmente peggiorativa. Ma so perfettamente che le riforme necessarie non verranno mai fatte, da nessuno.

Un'ultima cosa. per chi incensa il 40% di voti... Renzi non ha corso da solo. Aveva compagni di merende illustri. e ha usato magnificamente i social, ormai vero e proprio campo di preparazione per la battaglia. troll, fake account, pagine di propaganda: per mesi sembrava i sostenitori del SI fossero addirittura in maggioranza.

ps: i mercati non sono affondati come previsto, l'Euro ha recuperato nel giro di mezza giornata.
 
 

lunedì 5 dicembre 2016

IL GIORNO DOPO: LA SAGGEZZA DEL ROCK

Dopo la sbornia referendaria e prima di balzare a conclusioni affrettate sul "dopo", sul "da farsi", in attesa delle decisioni del "Colle" (probabilmente già precotte), riflettiamo su questa questione: se i fondamentali del sistema politico restano invariati, allora il nuovo "padrone" non potrà che risultare espressione dello stesso gruppo di potere / comitato d'affari che ha espresso il vecchio.

Usciti dalla tragicommedia berlusconiana, siamo passati dalle stagioni di Monti, con il suo "governo del presidente"; Letta, espressione presentabile del "nuovo che arranca"; per approdare a Renzi che ha sdoganato la "fusion" fra il manuale delle giovani marmotte, il metodo "boy-scout" e le tradizionali consorterie neodemocristiane come sistema di governo. 
Sulla colonna sonora di una canzone mitica degli anni '70 che parlava proprio di questi temi, dell'allineamento fra le illusorie aspettative e la realtà, riflettiamo che, se ora rimanessimo fermi allo status quo, potremo solo chiederci: chi sarà il prossimo con il quale dovremo prendercela?
The Who: Won't Get Fooled Again

sabato 3 dicembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE: IL FIDEISMO DOGMATICO DELLA TENZONE AL GIORNO DECISIVO ...

Finalmente si vota e si chiude questa squallida campagna elettorale dove i due fronti contrapposti del #bastaunSI e di #iovotoNO hanno fatto a gara a dare il peggio di se' fra bufale, inesattezze, menzogne belle buone e terrorismo psicologico reciproco, creando paure, confusione e stress nella maggioranza della popolazione disinformata e demunita, oltre a disgustare tanti amici in buona fede che frequentano le nostre pagine e che avrebbero voluto discutere del merito di queste riforme per approvarle o cancellarle.

Da parte nostra invidiamo invece la fede cieca che ha sostenuto per mesi i talebani di uno schieramento contro i pasdaran dell'altro, che potranno finalmente sfogare la loro foga elettoralistica e scegliere liberamente se conservare un Senato composto da statisti del calibro di Razzi, Scilipoti o Verdini piuttosto di uno di nuova concezione ove possano sedere padri della Patria come De Luca, Zaia o Maroni.

Purtroppo noi, miscredenti quali siamo, possiamo solo rifugiarci dietro al convinto #IoNONvoto, visto che le due opzioni per noi sono entrambe diversamente disgustose.

Oggi chiudiamo quindi il nostro sondaggio referendario, ringraziando tutti i nostri amici (469) che hanno voluto esprimere la propria opzione in piena libertà ... ci siamo divertiti molto in questi mesi, fra dotte discussioni, chiassosi "scazzi, lazzi, frizzi e sfotto' ".

Aspettiamo impazienti i risultati per vedere se siamo stati "rappresentativi" dell'elettorato medio (che da noi ha scelto a larga maggioranza il "NO") e, soprattutto la prossima consultazione per replicare, sperando di poter godere in quella occasione di una vera scelta e non dover di nuovo assistere da spettatori al solito ipocrita sterile esercizio plebiscitario.