lunedì 15 giugno 2015

Alcune note sul referendum austriaco su Euro/Europa del primo luglio

Il prossimo 24 giugno gli austriaci saranno chiamati a votare un referendum sulla possibile uscita dall'euro e Candidati Senza Voce ha iniziato una discussione in proposito nel suo forum FaceBook.
Il referendum è di iniziativa popolare e durerà sino al 1 luglio; e' la seconda volta che ci provano: la prima volta non avevano raggiunto le firme sufficienti. 

Il referendum è un Volksbegheren: ossia, in caso di vittoria dei si, il parlamento sarà costretto a discutere una proposta di legge con priorità assoluta (proposta di legge che potrà anche rigettare).
Da sottolineare che il referendum non mira solo al ritorno alla moneta nazionale, ma proprio all'uscita dell'Unione europea (il paese di riferimento è, infatti, la Svizzera: "Successful model Switzerland as a model").

I principali punti a sostegno dell'uscita sono migliori condizioni di lavoro, pensioni piu sicure, sviluppo alle imprese, indipendenza energetica grazie al nucleare, maggiore sicurezza finanziaria grazie ad un maggiore controllo interno delle banche, neutralità in caso di guerre internazionali, collaborazione con Svizzera e paesi BRICS.

L'Europa è invece accusata di portare speculazione, disoccupazione, guerre preventive NATO, impossibilità dei cittadini di partecipare attivamente alla politica, criminalità, burocrazia, TTIP.

Tutti i punti e molto altro sono descritti nel sito promotore: Was brachteuns die EU - Chancen ohne EU (è ovviamente in tedesco, ma google chrome arriva in aiuto traducendolo perfettamente).

Ancor prima di sapere se l'uscita dall'euro potrebbe effettivamente favorire gli Austriaci, il referendum dovrà comunque scontrarsi con la procedura di uscita dall'euro, che è molto lunga, dubbia e contorta.

Da sottolineare inoltre che la Germania rappresenta per l'Austria il primo partner commerciale sia in export che in import (rispettivamente il 29.5% e 44.5%). La Svizzera rappresenta invece il terzo partner commerciale  mentre l'Italia è al secondo posto (si vedano i dati al sito Economy Watch).

Riteniamo che, mentre da un punto di vista concreto l'iniziativa ha possibilita' scarsissime di successo, la discussione parlamentare su questo tema potrebbe costituire un elemento interessante da seguire con attenzione, unitamente al referendum britannico, che sta mettendo a dura prova i nervi della ampia maggioranza parlamentare di Cameron.




sabato 13 giugno 2015

Posizione di CSV in merito alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 10.06.2015 sullo stato delle relazioni UE-Russia

CSV non ha fatto mistero di essere in posizione alquanto critica rispetto alla posizione della UE e di alcuni Stati Membri in merito alle relazioni dell'Unione con la Federazione Russa, specialmente riguardo all'imposizione delle sanzioni.

In particolare, i nostri punti di dissenso e le nostre proposte sono stati esplicitati, fra l'altro, nei seguenti articoli:
Nota: Per quanto possa apparire ridondante, ci teniamo a ribadire che CSV e' un think tank indipendente, non una quinta colonna cosacca e quindi non accettiamo l'equazione "critici verso le posizioni UE verso la Russia = fan sfegatati ed acritici di Putin". Abbiamo in passato espresso anche preoccupazione per la situazione democratica e per i diritti delle opposizioni nazionali e democratiche in Russia, ospitando anche loro interventi, ad esempio sul caso dell'oppositore Lev Shlosberg ed altri.

Ritornando al tema di questo articolo, qualche giorno fa il Parlamento Europeo, riunito in plenaria a Strasburgo ha approvato la risoluzione 2015/2001, in reazione alla pubblicazione della famosa "lista nera" del ministero degli esteri russo, contenente i nominativi di alcune personalità europee non graditi al governo di Mosca e quindi soggetti a restrizioni relativamente alla concessione di visti d'ingresso (si veda la nostra discussione in merito). 

CSV ha condotto una analisi della risoluzione cercando di comprenderne il senso e leggere fra le righe del linguaggio "diplomatico" in essa utilizzato e discusso nel merito nel nostro gruppo FaceBook.

In estrema sintesi, le nostre impressioni sono le seguenti:
La prima parte (recital incluso) è ovviamente aria fritta, con spunti talvolta di comicità involontaria ed un senso di ripicca stucchevole (roba del tipo: "e noi compriamo il gas da qualcun altro").
 
La seconda parte invece cambia di tono e diventa qualcosa di agghiacciante. Si accusa la Russia non solo di essere un paese antidemocratico e con informazione pilotata (stiamo ancora aspettando di conoscere un paese dove non lo sia, poi un minimo di pudore si imporrebbe al paese del duopolio RAI-Mediaset), ma addirittura la si taccia di NAZISMO (questa accusa, dopo non essere neppure andati alle manifestazioni in celebrazione del 9 maggio 1945 è follia pura).
Si va avanti parlando di boicottare la stampa russa in favore di quella europea (più obiettiva, a detta della risoluzione) e, non ultimo, si accusa il Cremlino di aver insabbiato la questione dell'MH17, quando l'Europa per prima non ne ha più parlato e siamo ancora in attesa di conoscere i risultati dettagliati delle perizie tecniche.

Ora, a prescindere dalla verosimiglianza e della veridicità o meno, sono accuse violentissime: nessuno Stato (o Unione, in questo caso) può permettersi un intromissione negli affari interni di un altro paese o di giudicare un altro governo legittimo con una tale veemenza, specialmente quando poi si intrattengono regolari ed amichevoli relazioni con entità che sono accusate o si sono macchiate di violazioni dei diritti umani ben più terribili e su base sistematica. Si tratta di una mancanza di tatto e tono diplomatico che la dice lunga sull'intenzione, non sappiamo se consapevole o meno, di rovesciare definitivamente il tavolo.
L'Europa si erge a giudice, senza rendersi conto che è ormai e' ridotta al rango di "entité négligeable" per via delle sue divisioni, della mancanza di visione e strategia, del so essere supino agli interessi di oltre oceano. 
Ci si illude di poter dettare a proprio piacimento quali siano gli standard dei diritti umani applicabili (a chi fa comodo) e di poter scegliere i propri partners in base a principi etici e non commerciali. Certo, quest'ultima sarebbe idealmente un nobile obiettivo, se non fosse ipocritamente sbandierato da una Unione che definire imperfetta e' ancora un eufemismo, che si illude di poter giocare sullo scacchiere globale ma e' solamente una brutta copia degli USA, senza nemmeno possedere la visione strategica, l'indipendenza energetica e la potenza militare degli americani.

Un testo del genere dal nostro punto di vista un testo del genere è inaccettabile, la Russia sarebbe legittimata a tagliare la fornitura di gas dall'oggi al domani senza scuse formali.


C'è anche un altro punto di carattere storico, culturale e geopolitico da considerare: E' concepibili una Europa senza Russia ed una Russia senza Europa?
 

Noi temiamo che una divisione aspra e rancorosa del continente euroasiatico creerà problemi sia all'Europa che alla Russia, avvantaggiando di fatto solo la Cina, che pazientemente fagociterà entrambi, vuoi tramite l'acquisto diretto dei gioielli di famiglia, vuoi tramite la sottrazione di flussi di materie prime strategiche qualora stabilisse una duratura partnership con la Russia, che si troverebbe pero' con uno spazio di manovra ridotto.

Come abbiamo scritte varie volte, la Russia ha bisogno dell'Europa e l'Europa, ancor di più, ha bisogno di stabilire una solida e duratura alleanza con il nostro ingombrante vicino, altrimenti usciremo indeboliti entrambi; ne va della nostra stessa sopravvivenza reciproca in quanto protagonisti sulla scena mondiale nel medio lungo termine.

Che fare in concreto, a questo punto? Tornare ai fondamentali, sederci intorno ad un tavolo e considerare quali siano i comuni interessi da rafforzare ... energia, materie prime, aerospazio, lotta all'estremismo religioso, in modo da ritornare alla cooperazione, critica ma almeno chiara, della vigilia della crisi in Ucraina.

venerdì 12 giugno 2015

Effetti della "politica delle felpe": Lega/Salvini stanno togliendo a M5S il suo primato nella comunicazione internet?

Politica e social network: generazione di fenomeni? Detto altrimenti: il M5S sta perdendo il suo primato nella comunicazione internet a vantaggio della Lega/Salvini?

Nei giorni scorsi abbiamo elaborato e lungamente discusso nel gruppo FaceBook di CSV una tabella sulla penetrazione dei vari partiti politici sulla piattaforma FaceBook. Questo articolo sintetizza alcune delle conclusioni largamente condivise dai gentili amici che hanno contribuito all'analisi dei dati e che ringraziamo.

La tesi di partenza, evidenziata dalle tabelle che abbiamo elaborato sulla base dei dati di visibilità ed interazione delle pagine ufficiali di alcuni partiti politici, e' che il M5S, pur ancora saldamente in testa in termini di preferenze individuali stia "segnando il passo" e si veda distanziare da Salvini/Lega in termine di interazioni complessive. Si tratta di disaffezione o vi sono altre ragioni?

In realtà, questi segnali di rallentamento della "presa" del M5S in internet vanno probabilmente interpretati in maniera relativa, nel senso che più di un rallentamento grillino e' forse più corretto parlare di una forte avanzata leghista, la cui strategia di comunicazione si sta rivelando maggiormente "pagante" non solo in termini di "visibilità" sui social media ma anche rispetto al trend di crescita elettorale.

Alcune delle possibili ragioni di questo fenomeno (interessante da un punto di vista accademico ma rispetto al quale come CSV siamo perfettamente neutrali politicamente) sono di seguito elencate, esempio:
 
  • Maggiori e/o più mirati investimenti economici nella comunicazione leghista;
  • Gente attratta da linguaggio esplicito e messaggi radicali e politicamente "scorretti" leghisti;
  • Una certa stanchezza rispetto ad una una percepita "inconcludenza" della rappresentanza parlamentare pentstellata rispetto ad una percepita "concretezza" del governo locale leghista;
  • Troppa insistenza del M5S su alcuni temi percepiti come "complottisti";
  • Fattore "carisma"; la Lega ha un "capo" riconoscibile e percepito vicino alla gente (quello che abbiamo definito come la "politica delle felpe"), Salvini, vs un duopolio ed una corte rispetto alla quale si fa fatica a capire chi comandi: democrazia "liquida" poco appetibile;
  • Messaggio politico a largo spettro da parte di M5S ma percepito come "ondivago e dispersivo", opposto a pochi temi ma perseguiti con coerenza dalla Lega.

Ci ripromettiamo nei prossimi mesi di ritornare sull'argomento e, se possibile, evidenziare correlazioni positive fra trend elettorale e penetrazione sui social media.


mercoledì 10 giugno 2015

Alcune riflessioni sul "diritto" alla casa

A margine di una discussione sul "diritto alla casa" nel gruppo di CSV su FaceBook, riteniamo che sul tema occorra un ragionamento che tenga conto dei seguenti fattori:
  • Gli abusi sulle liste di assegnazione negli ultimi 5/6 decenni;
  • La spesso allegra gestione del patrimonio edilizio da parte degli enti preposti, inclusa la frettolosa svendita di parte della dotazione in base a criteri poco trasparenti; 
  • La mancanza di un elenco trasparente degli occupanti;
  • La scarsa considerazione rispetto ad una gestione efficace ed efficiente in termini economici del patrimonio edilizio pubblico 
  • La necessita' di una chiara distinzione fra le vere situazioni di disagio e quelle di comodo
  • La strumentalizzazione politica dei "movimenti per la casa" sul tema
  • Le aspettative dei piccoli proprietari di beni immobiliari relativamente al ritorno del proprio investimento, della disponibilità del proprio bene e degli oneri di natura fiscale ed amministrativa che esso comporta.
Detto questo, la nostra impressione generale e' che il VERO problema riguardi una MINIMA fascia della popolazione, vale a dire:
  1. disabili fisici o psichici, malati non autosufficienti,
  2. ragazze madri, giovani famiglie monoreddito (basso) o senza reddito
  3. nicchie di disagio sociale o economico marginalizzate da sistema economico da valutarsi caso per caso
Le persone rientranti nelle categorie 2. e 3. potrebbero poi trovarsi in quella situazione solo transitoriamente ed in futuro perdere questo tipo di "diritto".

Tutti gli altri, non vediamo perché dovrebbero accampare "diritti" su beni che potrebbero aver acquistato durante la loro vita lavorativa (non siamo stati SEMPRE in crisi nei decenni scorsi) o che potrebbero prendere in affitto se avessero utilizzato con giudizio i proventi del proprio lavoro.

A quanto ammonta quindi la fascia di popolazione REALMENTE problematica e per la quale sono necessari interventi pubblici urgenti? Non lo sappiamo con precisione, fatto sta che riteniamo eticamente e moralmente scorretto che chiunque non rientri in quelle predette fasce debba usufruire di un aiuto pubblico permanente.

lunedì 8 giugno 2015

Immigrazione e gestione degli sbarchi: dibattito sulla posizione di CSV

Qualche giorno fa CSV ha espresso la propria posizione relativamente ad alcuni temi di fondamentale importanza sull'agenda politica; fra questi, uno dei favoriti dell'opinione pubblica, l'immigrazione.


Riteniamo anche noi, come la stessa commissione per i rifugiati dell'ONU, la UNHCR, ha recentemente riconosciuto, che in questo momento la Marina Militare faccia il massimo possibile in queste circostanze per salvare vite umane (oltre 60 mila nel 2014 a fronte di circa 1800 migranti deceduti durante il tragitto); quello che manca e' la volontà politica di risolvere il problema alla radice.

Da un lato un certo egoismo di alcuni Stati UE (contro i quali giorni fa il primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel si e' scagliato nel corso di un appassionato discorso al Consiglio) che si oppongono alle misure di solidarietà chieste (tardivamente) da Bruxelles;
dall'altro dall'incompetenza e dall'interesse di certi comitati d'affari che vedono nella gestione dei migranti l'affare del secolo (cfr. inchiesta "Mafia Capitale") ed hanno tutto l'interesse a rallentare al massimo le procedure decisionali sui migranti raccolti. In questa storia, nessuno può dirsi senza macchia.

La situazione e' anche materia di discussione al G7 ed oggetto di un piano della Commissione, fortemente richiesto da Italia e Grecia, che prevede il ricollocamento di decine di migliaia di immigrati nei vari problemi europei, piano che viene osteggiato fortemente da alcuni Stati Membri. Le motivazioni degli "scettici" al piano sono variabili ... da chi si dice d'accordo sul principio ma chiede aggiustamento del metodo di calcolo, a chi si dice contrario "senza se e senza ma" a chi pone vincoli difficilmente giustificabili come la Polonia (solo immigrati "Cristiani") a chi fa notare di essere già in prima linea (Spagna). Romania si dice invece interessata al piano.

E' probabilmente vero, come qualcuno dice, che la Spagna ha fatto "meglio" di noi; le nostre proposte mirano appunto a fare "meglio" di ora, fermo restando che il principio di non abbandonare i naufraghi in mare rappresenta un principio non negoziabile per un paese che si voglia dire civile.

Certo, indubbiamente, prevenendo l'imbarco di questa massa di disperati in Africa tramite misure coercitive risolveremmo una parte del problema, vale a dire non ritrovarceli sulle coste, ma solo quello e, probabilmente, solo temporaneamente. 

La questione umanitaria immediata invece, rimarrebbe nella sua enorme gravita' e, con essa, anche la "minaccia" di una massa di disperati pronti a tutto pur di salvare la pellaccia e/o avere la speranza di una vita migliore e/o sfogare la propria frustrazione contro "quell'occidente" insensibile al "grido di dolore" che si leva verso di esso ... allora, delle due l'una:

  1. Ci si impegna per cercare di mitigare il problema alla radice, affrontando le questioni epocali che questi sbarchi stanno causando e quello di ancora peggiore potrebbe succedere in futuro ed anche sporcandoci le mani; oppure  
  2. La si smette di far finta di indignarsi per i prossimi massacri, stupri etnici, bambini soldato traffico di esseri umani o qualsiasi altra bruttura in Africa o in qualsiasi altra parte del mondo; non spargiamo quindi, la prossima volta, lacrime di coccodrillo ma prendiamo coscienza che o si trovano soluzione condivise e durature, altrimenti l'alternativa e' la guerra endemica tutti contro tutti.
Infine, visto che il confine fra il proprio giardino di casa ed il resto del mondo e' molto labile e quando si tratta di definire il proprio universo non e' impresa facile stabilire dove cominci l'interesse di ciascuno di noi rispetto al prossimo, per cortesia evitiamo anche le solite storie di ordinario disagio da parte di miserabili nostrani con i quali non ho in comune molto di più rispetto a qualsiasi "negro" in un derelitto villaggio sudanese o la solita rottura di coglioni quotidiana da parte di italiani che non arrivano alla fine del mese, visto che io personalmente questo problema non ce l'ho, ok?

Segui il dibattito su questo tema nel gruppo facebook di CSV!

martedì 2 giugno 2015

Posizione consolidata di CSV su alcuni temi politici, economici e sociali

NOTA: LA TABELLA SOTTOSTANTE E' OBSOLETA E SUPERATA DA QUELLA PUBBLICATA IL 7 SETTEMBRE 2015 E REPERIBILE A QUESTO LINK


La tabella sottostante AGGIORNATA AL 5 GIUGNO 2015 provvede una visualizzazione immediata della posizione attuale di CSV su alcuni temi "caldi". Essa deriva da quello che e' considerato il "common understanding" risultante dalle discussioni nel gruppo FB di CSV e nelle pagine Wiki relative al programma. I temi sono posti senza alcun ordine prestabilito.

La lista non e' inclusiva di tutte le questioni discusse, invitiamo quindi i cortesi amici di CSV a contattarci nel caso vogliano domandare una opinione su un tema specifico di loro interesse. Se esiste già un opinione generalmente condivisa lo includeremo, altrimenti apriremo una discussione in proposito.

Ricordiamo inoltre che le posizioni non sono "dogmatiche" ma possono essere rifinite nella misura in cui nuove analisi o informazioni si rendono disponibili.

Grazie per la vostra attenzione.