giovedì 8 dicembre 2011

Una finta ed ipocrita democrazia?

L'evoluzione della crisi politica che hanno portato alla fine del governo Berlusconi ed alla nascita del governo Monti (ammettendo che questa sia stata la corretta sequenza temporale degli eventi) non puo' lasciare indifferente chi abbia ancora voglia e velleita' di misurarsi in libere elezioni.

La fine del governo e' stata piu' simile ad un golpe istituzionale che ad una crisi parlamentare degna di questo nome.

Ora, indipendentemente da come ci vogliamo porre sulla persona e sul governo di Berlusconi (dire che la mia opinione e' pessima e' un eufemismo, ma non e' questo il punto) va detto che da un punto di vista puramente costituzionale un voto di sfiducia non c'e' mai stato e quindi siamo di fronte ad una novita' sostanziale che non ha precedenti nella storia repubblicana. Ammesso e non concesso che fin qui nessuna manovra oscura ordita da i soliti sospetti (pluto-giudaico-massonica-comunista, etc etc) a seconda delle scuole complottistiche classiche, una crisi si chiude in soli due maniere:

1. un governo che nasca dall'accordo di alcune forze in parlamento che costituiscono una maggioranza visibile ed una opposizione altrettanto identificabile
2. nuove elezioni

Premesso che la situazione di necessita' ed urgenza e' sotto gli occhi di tutti e l'azione del precedente governo fosse oggettivamente non proprio un fulgido esempio di efficacia, non mi pare che il governo Monti possa configurarsi come frutto di una operazione che abbia coivolto Parlamento e Presidenza della Repubblica nei limiti delle proprie prerogative costituzionali, lo configurerei casomai come un "mangia 'sta minestra o salta 'sta finestra" di stampo plebiscitario ed autoritario.

Ma certamente alla maggioranza dei parlamentari in carica piu' che quisquilie su equilibrio dei poteri, guarentigie, etc interessava piu' il garantirsi un altro anno e mezzo di posto al sole ... ma tant'e'!

Questa soluzione rischia di scontentare alla fine proprio coloro i quali (fra i quali il sottoscritto) ancora si ostinano ad impegnarsi in politica e che si sentono legittimamente defraudati della possibilita' di misurarsi nell'arena elettorale.

L'affrancamento dei rappresentanti dei cittadini e dei graditi ospiti che vivono nei paesi governati da queste pseudo democrazie impropriamente dette liberali ma in realta' piu' votate all'inciucio, alla conservazione del privilegio e dei monopoli si puo' realizzare solo allorquando:

1. ai candidati si garantisca libero accesso alla comunicazione politica svincolandoli dalle maglie dei capibastone
2. i partiti politici assumano una personalita' giuridica che li assoggetti alle normative vigenti in termini di trasparenza dei bilanci e dei processi decisionali interni propri delle societa' di persone.

In mancanza di questi requisiti propedeutici, ogni discussione su preferenze, primarie e responsabilita' degli eletti verso i loro elettori rimane una chiacchiera da bar.

lunedì 3 ottobre 2011

PER LA PARITA' DI ACCESSO ALLA COMUNICAZIONE POLITICA DEI CANDIDATI ALLE ELEZIONI

Ho iniziato questo blog all'indomani della consegna delle firme per il referendum sull'abolizione del c.d. "Porcellum".

Cosa buona e giusta, certamente. Ma da sola non basta per garantire la parità dei candidati alle elezioni, specialmente in quelle che si svolgono in collegi estesi, come le elezioni regionali, quelle europee e quelle politiche nazionali; in queste ultime si presenta il caso limite della circoscrizione estero, dove i collegi elettorali hanno dimensione continentale!

Il passo successivo dovrebbe essere quindi quello di garantire a TUTTI i candidati parità di accesso ai mezzi di comunicazione politica. Ad oggi, questi spazi sono gestiti dalle liste elettorali, lasciando quindi i partiti (le loro segreterie) liberi di decidere quali candidati inviare alle varie trasmissioni radiofoniche e televisive, quali candidati privilegiare nelle occasioni pubbliche, etc.

Il problema attiene quindi alle risorse economiche disponibili dai candidati ma anche e soprattutto e' causato dall'arbitrio con il quale sono gestiti gli spazi che garantiscono visibilità degli spazi.

Nel mio caso, ho partecipato alle elezioni regionali in Emilia Romagna nel 2005 ed alle elezioni europee del 2009 nel collegio Italia Nord Ovest nelle liste di ITALIA DEI VALORI.

Nell'ultima occasione ho preso parte ad un solo confronto elettorale con altri candidati, riuscendo a stento ad esprimere qualche concetto politico in una trasmissione televisiva di una rete locale di Torino, raggiungendo quindi un numero ridicolo di elettori (senza considerare la tipologia di spettatore che segue una tribuna politica).

Nello stesso momento alcuni dei miei "concorrenti" diretti di lista partecipavano a trasmissioni televisive o radiofoniche di rilievo nazionale, rilasciavano interviste-fiume agli organi di stampa, intervenivano a convegni ed incontri con centinaia di potenziali elettori alla volta.

Questa macroscopica differenza di esposizione mediatica e' chiaramente alle volte giustificata dall'appeal del candidato in quanto tale, ma alle volte dipende unicamente dalla scelta della segreteria del partito (nazionale o regionale) di appoggiare un candidato piuttosto che un altro.

Per questo ed altri motivi, il solo ripristino del regime di preferenza non e' sufficiente a ripristinare veri criteri di democrazia se non si consente ai candidati di presentare se stessi ed il proprio programma ai cittadini.

Tocqueville osservava che sovente il numero e la capacita' dei candidati costituisce una limitazione della libertà di scelta ... se vogliamo che il numero sia sostanziale ed arginare il malcostume delle liste costruite "ad personam" e zeppe di riempilista, tutti vanno messi in condizione di poter aspirare all'elezione, altrimenti il momento elettorale continuerà ad essere un futile plebiscito per decisioni prese altrove.

Bruxelles, 03.10.2011                                                              Massimo Bernacconi