lunedì 21 maggio 2018

L'EUROZONA: FARDELLO O RISORSA?




Maurizio Noris - Mosca.
Era aprile 2017 , sempre attuale! 


Le presidenziali francesi e il faccia a faccia tra Le Pen e Macron hanno ulteriormente accesso il dibattito tra europeisti e no-euro. 
L’Italia gioverebbe davvero dall’uscita dell’euro?

Secondo l’economista Charles Wyplosz “l’economia italiana ha tantissimi problemi, ma l’euro non è fra questi”: sarebbe infatti sbagliato collegare la mancata crescita all’introduzione della moneta unica.
Il ritorno alla moneta nazionale con l’obiettivo di svalutare non sarebbe infatti una soluzione: già in passato la Banca d’Italia aveva seguito questa politica, con il risultato di aumentare l’inflazione senza incrementare la competitività esterna.
Inoltre il tasso di cambio non sarebbe affatto sopravvalutato e secondo la Commissione europea il costo unitario del lavoro è perfettamente in linea alla media dei Paesi dell’Unione, e addirittura inferiore al periodo pre-euro (dal 1960 al 1998).
“Il problema dell’Italia risiede altrove, nella stagnazione della produttività, ed è un problema tutto interno, frutto di investimenti produttivi insufficienti e della lentezza con cui la maggior parte delle imprese, grandi e piccole, adottano le tecnologie più all’avanguardia”.

I tassi di interesse sono ai minimi storici da anni, tuttavia le banche non finanziano le imprese, principalmente a causa degli investimenti sbagliati del passato. Abbandonare la moneta unica e incrementare l’inflazione potrebbe portare ad una erosione dei debiti, danneggiando tuttavia il potere d’acquisto dei cittadini.

Attualmente l’Europa proibisce di usare soldi pubblici per salvare le banche: in caso di uscita, il Governo potrebbe tornare a farlo, aumentando tuttavia ulteriormente il già mostruoso debito pubblico, e con un fardello che ricadrebbe nuovamente sui cittadini. Il debito pubblico, inoltre, è in euro e molto probabilmente resterebbe in euro, in quanto una riconversione in lire non sarebbe legalmente accettabile: anche qui la svalutazione della moneta sarebbe controproducente. 
Una soluzione sarebbe quella di dichiarare lo stato di insolvenza: anche qui verrebbero danneggiati i detentori dei titoli di Stato, proprio a cominciare dalle banche.
Sarebbe bene poi ricordare che una svalutazione “sleale” per riacquistare competitività verrebbe affrontata a livello internazionale con sanzioni per “manipolazione di valuta”.
Secondo Wyplosz “l’Eurozona è un esperimento inedito(…). È evidente che al momento è in una condizione tutt’altro che perfetta, e che si evolverà col tempo. Il Patto di crescita e stabilità è una sciagura: non ha funzionato e ostacola i Governi quando hanno bisogno di avere margine di manovra. La Bce è troppo esposta alle pressioni dei singoli Stati. L’unione bancaria è rimasta a metà. Il modo in cui è stata trattata la Grecia è vergognoso. Tutto questo, e ancora di più, dovrà essere corretto. E lo sarà, anche se ci vorranno anni o decenni.”


…/l-eurozona-e-esperimento-inedi…



domenica 20 maggio 2018

LE ACCISE SULLA BENZINA...


Roberto Gresleri 

Un amico cileno mi chiede qualcosa sul nuovo governo ... ne ha letto qualcosa su un giornale spagnolo ...
Vogliono togliere le accise sulla benzina della guerra d’Etiopia gli rispondo io, sorridendo ..
Ma siete in Guerra con l’Etiopia? Chiede lui con tono di stupore ... no è una tassa che è rimasta lì dal 1935 ... silenzio ... ma quanto è che vale questa tassa? Mi chiede lui ? Non lo so, rispondo io ...
Passiamo ad altro ... ci salutiamo .
Pensandoci vado a vedere quanto vale questa accisa.
Sono € 0,230891 al litro ... 11 euro al pieno ... considerando due pieni al mese sono 264 & all’anno.
Considerando il tempo che mio nonno è mio padre hanno guidato, e poi io, in tre abbiamo finanziato la guerra di Etiopia per circa 50.000,00 euro ... 
per una tassa voluta dal regime ... una di quelle cose volute da Mussolini che non sono state cancellate dai padri della repubblica .
... e io che mi ritenevo un non aggressore .

SVUOTARE IL MARE CON UN CUCCHIAINO: IL CASO WHIRLPOOL

CSV- OCCUPAZIONE

La propaganda governativa ci ha riempito la testa negli ultimi anni con alcuni tentativi più o meno riusciti di risolvere alcune delicate questioni di aziende come Embraco (in realtà fossilizzandosi spesso su battaglie di retroguardia e quasi tutte ancora senza una conclusione chiara e duratura), ma in realtà la deindustrializzazione interessa tantissime realtà diffuse a macchia di leopardo (anche in ex isole felici) che ormai non fanno più notizia , ad esempio il caso della Whirlpool nelle Marche.

Quindi, le battaglie mediatiche su cui si concentra la comunicazione politica degli apprendisti stregoni e' solo la punta dell'iceberg di un disagio profondo.

In questo senso, l'attuale situazione di incertezza sul prossimo governo ed i suoi obiettivi non aiuta di certo ... gli industriali e gli investitori stanno alla finestra ... certo non e' il panico che alcuni descrivono, ma il "gelo" nelle decisioni chiave potranno avere effetti nefasti se la politica non sara' in grado di mostrare un volto migliore di quello che si e' profilato in questi ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi dopo le elezioni.



«L’azienda ha presentato un nuovo piano industriale per gli anni 2019/2021 e ha illustrato la situazione nei vari stabilimenti italiani del gruppo in relazione agli investimenti realizzati, ai volumi previsti e ai conseguenti livelli occupazionali. Per Whirlpool, a causa delle difficoltà di mercato, oggi nel gruppo permane una situazione difficile di volumi produttivi per tutti gli stabilimenti. Una difficoltà che interessa anche i centri direzionali del gruppo a causa dei ritardi nella integrazione tra Indesit e Whirlpool in Emea e che non ha permesso di completare il percorso condiviso con il piano Industriale 2015/2018. Questo determina un esubero di 800 persone – in tutti gli stabilimenti e nei centri direzionali- e il ricorso agli ammortizzatori sociali – cassa integrazione e solidarietà – che scadranno il prossimo 31 dicembre 2018», si legge nella nota diffusa dalla Fiom nazionale e condivisa a livello territoriale.