domenica 15 ottobre 2017

40 ANNI DI "CHARTA 77"


Esattamente 40 anni fa, nel 1977, nasceva a Praga, il movimento d'opposizione al regime comunista "Charta 77".  

Il nome del movimento proviene dal "Manifesto Charta 77", del gennaio 1977, che venne diffuso nelle città cecoslovacche in difesa di un concetto di diritti dell´uomo sul modello dell´Europa Occidentale; della cultura; della morale; della libertà della espressione e della libertà di religione. Ad esso aderirono intellettuali ed uomini della Chiesa cattolica, repressi dal regime. E stato il primo movimento di dissidenza in Cecoslovacchia.

Tutto ebbe iniziato nel 1968, quando Brežnev mando' i carri armati per schiacciare il "socialismo dal volto umano“ di Alexander Dubček (la "Primavera di Praga“). Il successivo periodo, detto di "normalizzazione", imposto alla Cecoslovacchia dal filosovietico Gustáv Husák, fu caratterizzato dalla repressione.

I comunisti iniziarono a perseguitare anche diverse forme espressive non conformiste, ad esempio un gruppo alternativo rock, i "Plastic People of theUniverse"; subito dopo un concerto, la polizia arresto' 4 membri del gruppo, con l'accusa di "turbamento dell´ordine pubblico“. Il gruppo era molto popolare tra i giovani e l‘ arresto dei membri del gruppo fu uno degli stimoli per agire.

In questo contesto nacque il Manifesto Charta 77, che chiedeva l’applicazione degli accordi firmati nell’Atto finale di Helskinki sul rispetto dei diritti umani e le convenzioni dell´ONU sui diritti politici, civili,economici e culturali.

Il Manifesto veniva reso noto e firmato da diverse personalità; già nel dicembre 1976 contava 242 firme raccolte. E stato anche pubblicato da alcuni giornali occidentali, come Le Monde, Allgemeine Zeitung, The Times e New York Times. I giornali cecoslovacchi, ovviamente, criticarono pesantemente il manifesto.

In reazione, il regime invito' tutti gli artisti ed attori al Teatro Nazionale di Praga a firmare la  cosiddetta "Anticharta“, per mostrare la lealtà verso il regime comunista e l'opposizione ai principi enunciati da Charta 77. Questo gesto deplorevole costituì una profonda umiliazione  per le élites culturali cecoslovacche.

Tutti coloro che firmarono il Manifesto, ed anche i loro familiari, subirono una repressione aperta, i processi politici, la reclusione oppure furono costretti ad emigrare.

Il movimento chiedeva un dialogo con il regime comunista e le sue posizioni erano rappresentate da tre portavoce rinnovati ogni anno. I primi furono Václav Havel,  JiříHájek ed Jan Patočka. Nel 1989, quando il regime cadde, il Manifesto aveva raccolto quasi 2000 firme.

Il movimento si è sciolto nel 1992, perché aveva esaurito il suo ruolo storico e raggiunto gli scopi prestabiliti.

Se chiediamo che ruolo potrebbe avere la Charta in questi tempi, dopo 40 anni: la risposta  la troviamo nelle prime parole del testo. 

La libertà di espressione e della parola ora nei paesi Occidentali viene tutelata ed  i critici del regime sono liberi di scrivere le proprie opinioni (ed anche le idiozie), se non al giornale almeno sui social media e sulle pagine web come questa.



sabato 14 ottobre 2017

L'EVOLUZIONE DALL'HOMO SOVIETICUS ALL'UOMO DI PUTIN

COME I DECENNI HANNO LASCIATO IL SEGNO DELLA VITA DEI RUSSI.

- di M. Noris

Il Moscow Times pubblica un interessante articolo che riassume come la vita dei russi è cambiata negli ultimi decenni (link in calce).

L'uomo sovietico è l'archetipo di una persona nata e formata durante un regime totalitario, abile ad escludere le richieste delle autorità pur mantenendo contemporaneamente relazioni informali e corrotte con loro.
Ha poche richieste, dubita profondamente di tutti e vuole solo una cosa: sopravvivere.

Negli anni '90 la Russia si orienta verso l'Occidente e l'Europa: addirittura il 40% dei russi pensava che il loro paese dovesse aderire all'UE e alla NATO.
Il 47% della popolazione si rende conto che i loro problemi erano interni, più che dovuti ad un nemico esterno. Questo complesso di inferiorità è stato, in un certo senso, una condizione per le riforme.

Per le persone abituate al socialismo, gli anni '90 sono stati puro caos, con conseguente perdita del rispetto di sé e della dignità.

Poi Vladimir Putin è arrivato sulla scena dicendo: "Non c'è niente di cui vergognarsi. Ognuno ha scheletri nel loro armadio. Scriviamo una nuova pagina della nostra storia".

Con ciò è arrivata la convinzione che la Russia abbia il diritto ad usare la forza, soprattutto sulle sue frontiere. L'orgoglio russo è stato ferito quando le ex repubbliche sovietiche hanno cambiato alleanze.

Prima di Maidan, circa il 75% dei russi affermava che l'integrazione dell'Ucraina in Europa non erano affari della Russia; attitudine cambiata bruscamente con i media che parlano di "genocidio" dei russi nel Donbass e di fascismo ucraino in Crimea.

Nei sondaggi, oggi i russi descrivono l'Occidente come freddo e privo di valori spirituali, formale e aggressivo. Non ritengono più che il modello occidentale sia per loro.

E tuttavia, mentre la politica estera di Putin gode di un supporto tacito, ha dei limiti seri: le persone ritengono infatti di non avere alcun potere decisionale.

La Russia è uscita dagli anni '90 con un'economia consumistica, graziata dalle lobby del petrolio.
"Putin si prende cura di noi" è una risposta spesso ascoltata nei sondaggi.
I diritti umani e le libertà individuali sono solo parole per la maggioranza della popolazione. Allo stesso tempo, gli atteggiamenti alla repressione si sono ammorbiditi. Josef Stalin, la cui popolarità sta aumentando costantemente anche tra coloro che ha sofferto più sotto di lui, è visto come un gestore efficace che merita il rispetto. Questo ritorno al concetto sovietico di governance è più comune tra gli anziani che vivono in campagna.
Le persone in città sono più istruite, tuttavia la stragrande maggioranza è completamente disinteressata alla vita politica. Alla domanda se vogliono essere più coinvolti, l'85% delle persone dice no. La politica, dicono, non ha niente a che fare con loro.

Da un lato, i russi descrivono la loro società come brutale e incivilizzata. D'altra parte, si considerano aperti e caldi, al contrario di quelli freddi, chiusi e ipocriti in Occidente.

Oggi il russo medio si aspetta uno standard minimo di vita - lavoro, casa e alcuni diritti sociali. La proprietà privata è valutata, ma nessuno si aspetta alcuna garanzia. La gente sa che il governo può portare via tutto quello che hanno in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo.

La teoria che i russi non siano in qualche modo preparati per una democrazia liberale è falsa. Semplicemente, ora non c'è alcun desiderio di cambiamento. L'idealismo e il romanticismo dell'epoca della Perestroika sono evaporati.
I giovani che hanno partecipato alle proteste contro la corruzione organizzate da Alexei Navalny sono un'eccezione. 

Ci vorrà più di una generazione per cambiare.

https://themoscowtimes.com/articles/the-evolution-of-homo-sovieticus-to-putins-man-59189




mercoledì 11 ottobre 2017

ROSATELLUM O ALTRO SISTEMA ELETTORALE NON E' IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE



Dopo il via libera in Commissione, ok al voto di fiducia sul Rosatellum: come nel corso della aspra polemica su Italicum, vorremmo ricordare ai nostri affezionati amici che il sistema elettorale NON determina il sistema politico.

Certo, i due aspetti si influenzano ma non esiste un determinismo assoluto ... come abbiamo più volte scritto, in un mondo ideale, il sistema elettorale dovrebbe evolversi per meglio assecondare e soddisfare le istanze politiche e sociali del paese, non usato come grimaldello per ottenere il risultato sperato. In questo senso, il diavolo sta nel dettaglio, nella parte della riforma allegata al testo principale che si intitola: “Delega al Governo per la determinazione deicollegi elettorali uninominali e plurinominali” . 

Questa delega fornisce gli strumenti opportuni per portare a termine quello che nel vocabolario politico anglosassone si chiama Gerrymandering, cioè un sistema a tavolino tramite la ridefinizione dei collegi influenza il risultato finale.

Porcellum, Italicum, Rosatellum etc etc pari sono (al netto delle vere o presunte incostituzionalità del testo) ... gli strumenti per influenzare intelligentemente i risultati senza cambiare i fondamentali del sistema politico sono altri e ben più sottili.

Gerrymandering



 STRUMENTI: DOSSIER ITER LEGISLATIVO LEGGE ELETTORALE (Atto Camera 2352)