domenica 10 dicembre 2017

SULLO SCIOGLIMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI DI STAMPO FASCISTA

Qualche precisazione sul caso di ORDINE NUOVO, disciolto nel 1973. Esso non fu sciolto in base al reato di apologia del fascismo [art.4 legge 20 giugno 1952, n. 645Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”) ma per ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista (art.1 stessa legge)

Ora, non essendoci stata finora (a nostra conoscenza) alcuna sentenza giudiziaria contro Casa Pound o Forza Nuova ex art.1, il governo (evidentemente su proposta del ministro dell'interno Minniti) potrebbe comunque sciogliere queste formazioni d'autorità.

Recita il secondo comma dell'art. 3 della predetta legge:

"Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell'art. 1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell'art. 77 della Costituzione."

Ora, perché non lo fa?

Come già specificato, le ragioni possono essere solo due:

  1. O non ci sono gli estremi (quindi sarebbe il caso di finirla con una continua gazzarra che da' a queste formazioni estremiste ancora più visibilità, con tanto di legittimazione mediatica e di vittimismo che ne fa pure dei martiri della libertà di pensiero); oppure
  2. Perché fa comodo mantenere alta la tensione su questi temi in modo da distoglierla da altri.

Ribadiamo invito ai parlamentari di maggioranza ed opposizione (?) che ci riempiono le bacheche coi loro tweet indignati: presentate una interpellanza al (vostro) ministro dell'interno per chiedere immediato scioglimento ... ed agli altri che non hanno responsabilità istituzionali ma che ritengono che la legge sia stata violata da quei quattro scalzacani dal cranio rasato, presentino regolare denuncia alla magistratura e la smettano coi piagnistei.

Grazie.




sabato 9 dicembre 2017

INTERFERENZE DEL CREMLINO: EMERGENZA DEMOCRATICA O COMODO CAPRO ESPIATORIO UNITO AD UNA BUONA DOSE DI ISTERIA COLLETTIVA?

Questa storia delle interferenze del Cremlino / Putin / Russia (stiamo solo aspettando la Spectre e Macchia Nera) sta sfiorando il ridicolo: contatti fra politici e potenze straniere che cercano rapporti privilegiati con i leaders nazionali o il futuro governo sono sempre esistiti e fanno parte del "gioco"; questa teoria del complotto sa tanto di mettere mani avanti per giustificare i propri fallimenti. 
Ora ... qual e' il confine fra "fake news", depistaggio o l'ingigantire i fatti in maniera strumentale e distorta ma funzionale a chi ha bisogno di trovare sempre un nemico esterno per distogliere l'attenzione altrui? 
Trump ci prova con le sue sparate su Gerusalemme e con i comodi dittatorelli asiatici; Putin coltivando il senso di accerchiamento per rafforzare sua base elettorale; i "nostri" con la storia dei cattivi cosacchi come negli anni '50 ... ognuno e' funzionale al mantenimento del potere dell'altro ... triste ma vero.



venerdì 3 novembre 2017

CATALOGNA: POSIZIONE CSV E PUNTO DELLA SITUAZIONE

Crediamo a questo punto importante riepilogare i fatti e la nostra posizioni in merito a questa vicenda, cercando di essere il più obbiettivi e sintetici possibile.

Riteniamo fermamente che la libertà si eserciti nelle forme e nei modi stabiliti dalla legge ... in questo caso, purtroppo, violando il dettato costituzionale i "congiurati" sono passati dalla parte della ragione (su questo poi ci sarebbe da fare una lunga discussione ma non in questa sede) a quella del torto ... sono stati o sciocchi o ingenui o mal consigliati ... hanno voluto giocare ad un gioco più grande di loro ed hanno perso. Ora, indipendentemente da tutte le considerazioni, un leader politico che perde una tale partita dimostra che la propria strategia era sbagliata nei metodi e nella tempistica.

La Catalogna non è Timor Est, quindi la retorica dell'oppressione non sta in piedi; avevano più da perdere che da guadagnare dalla "fuga in avanti". 

Queste cose richiedono tempo, costanza, testardaggine: la precipitazione di capitalizzare il tornaconto elettorale li ha fregati ed ha fatto il gioco del governo centrale che ha colto la palla al balzo, cavalcando gli eventi e distogliendo l'opinione pubblica del paese iberico dai problemi economici e sociali che esso attraversa. Un caso scuola di lose-lose situation per quanto riguarda l'interesse generale, visto che a pagare il conto saranno poi tutti i cittadini catalani (indipendentisti ed unionisti) e quelli del resto della Spagna. 

La ricetta per uscire fuori dalla situazione di blocco ed arrivare ad una “pacificazione” non può prescindere dall'atteggiamento del governo centrale, che deve a tutti i costi evitare di alimentare il mito del primo ministro e del governo catalano destituito come “martiri della libertà ”, mostrando quindi clemenza e misura. 

Che fare?


In estrema sintesi, riteniamo che un quadro pragmatico al quale i negoziati in corso possono portare sia il seguente:

  • Remissione in libertà dopo gli interrogatori di rito;
  • Processo mediatizzato e trasparente;
  • Condanne esemplari dei protagonisti principali;
  • Concessione amnistia generale; 
  • Remissione in libertà degli imputati e loro reinserimento nella vita civile;
  • Riapertura del dialogo dove interrotto ormai oltre un decennio fa.
L'alternativa e' la radicalizzazione del senso di frustrazione reciproca ed una deriva "basca" che nessuno sano di mente può augurarsi.